Antiquis temporibus non solum populi con finitimis bella gerebant, sed gentes cum gentibus, trinus cum tribunus confligere solebant. Proeliorum exitus non in virtute exercituum aut in militum multitudine positus tribubus erat, sed praesertim in fortitudine imperatorum. Non semper peditatus cum peditatu pugnabat, aut equitatus cum equitatu, sed saepe dux aut princeps bellatorum, rei militaris valde peritus, ad singulare certamen hostium ducem provocabat. Ita pugnantes in aciem descendebant hasta aut gladio tantum armati, et iam a primo congressu exitus belli patebat. Nonnumquam imperatores certabant e curru in conspectu totius exercitus, certamen spectantis magna sollicitudine, magno metu et cruciatu.
Nei tempi antichi non soltanto i popoli facevano guerre con i popoli limitrofi, ma usavano lottare le genti con le genti, le tribù con le tribù. L'esito degli scontri non era nel coraggio degli eserciti, ma per lo più nel valore dei comandanti. Non sempre, infatti, i fanti combattevano con i fanti, o i cavalieri con i cavalieri, ma spesso, il comandante o il principe dei guerrieri, fortemente esperto nell'arte militare, sfidava ad uno scontro singolo il comandante dei nemici. Così coloro che combattevano scendevano nel campo di battaglia, armati o con la lancia o con la spada, e, già dal primo assalto, l'esito dello scontro risultava evidente. Talvolta, i comandanti combattevano dal carro, al cospetto di tutto l'esercito, che assisteva allo scontro con grande premura, grande paura e tormento.