Dum legati Authari regis in Francia morarentur, rex Authari apud Ticinum nonas septembris, veneno, ut tradunt, accepto, moritur postquam sex regnaverat annos. Statimque a Langobardis legatio ad Childebertum regem Francorum missa est, quae Authari regis mortem eidem nuntiaret et pacem ab eo expeteret. Quod ille audiens, legatos quidem suscepit, pacem in posterum se daturum esse promisit. Deinde praefatos legatos post aliquot dies, promissa pace, absolvit. Regina Theudelinda, Authari uxor, valde placebat Langobardis; ii permiserunt eam in regia consistere dignitate, suaden- tes ei, ut sibi quem ipsa voluisset ex omnibus Langobardis virum eligeret, talem scilicet qui regnum regere utiliter possit. Illa, consilium cum prudentibus habens, Agilulfum, ducem Taurinatium, et sibi virum et Langobardorum genti regem elegit. Erat enim is vir strenuus et bellicosus et tam forma quam animo ad regni gubernaculum aptus. Cui statim regina ad se venire mandavit, ipsaque ei obviam ad Laumellum oppidum properavit. Qui cum ad eam venisset, ipsa sibi post aliqua verba vinum propinari fecit. Quae cum prior bibisset, residuum Agilulfo ad bibendum tribuit. Is cum reginae, accepto poculo, manum honorabiliter osculatus esset, ea, cum rubore suoridens, non deberi sibi manum osculari, ait, quem osculum ad os iungere oporteret. Moxque ad eius basium erigens, ei de suis nuptiis deque regni dignitate aperuit. Quid plura? Celebratae sunt cum magna laetitia nuptiae; suscepit Agilulf, qui fuerat cognatus regis Authari, incoante iam mense novembrio, regiam dignitatem. Postea, congregatis in unum Langobardis apud Mediolanum, mense maio ab omnibus in regnum levatus est.

Mentre gli ambasciatori del re Autari si trovavano in Francia, il re Autari, dopo aver bevuto del veleno, come raccontano, mentre era presso il Ticino, morì il 5 settembre, dopo aver regnato per sei anni. E  fu inviata subito dai Longobardi un'ambasceria al re dei Franchi Childeberto, per annunciare allo stesso la morte del re Autari e per richiedere la pace. Quello, dopo aver sentito la notizia, accolse senz'altro gli ambasciatori e promise che avrebbe  di lì a poco concesso la pace. Poi, dopo qualche giorno, mandò via gli ambasciatori, dopo aver garantito la pace. La regina Teodolinda, moglie del re Autari, era molto gradita ai Longobardi; questi permisero che lei conservasse il titolo regale, invitandola a scegliere come marito chi voleva tra tutti i Longobardi: uno che di sicuro potesse con vantaggio governare il regno. Ella, riunitasi in consiglio con i saggi, scelse Agilulfo, duca dei Taurinati, sia come marito per sé, sia come re per il popolo dei Longobardi. Infatti costui era un uomo valoroso e bellicoso e adatto tanto per il fisico che per l'animo alla guida del regno. Subito la regina lo invitò ad andare da lei e si affrettò ad andargli incontro alla città di Lomello. E quando egli arrivò da lei, dopo qualche convenevole, la regina si fece versare del vino. E dopo averlo bevuto per prima, porse il vino rimanente ad Agilulfo, perché lo bevesse. Poiché, dopo aver preso la coppa, egli baciò delicatamente la mano della regina, lei, sorridendo e arrossendo in viso, disse che non doveva baciarle la mano, dal momento che era bene che quel bacio glielo desse sulla bocca. E dopo essersi alzata per prendere il suo bacio, gli rivelò le sue intenzioni sulle nozze e il conferimento del regno. Che dire di più? Le nozze furono celebrate con grande gioia; Agilulfo, che era stato parente del re Autari, assunse il titolo di re quando già cominciava il mese di novembre. Dopo, essendosi riuniti i Longobardi presso Milano, nel mese di maggio fu all'unanimità innalzato al regno.