Narcissus, Cephisi rivi filius, inter ceteros pueros longe forma eximia excellebat, sed puellas nymphasque omnes spernebat nullique studebat, totumque se dabat venatui et Dianae uni dearum sacrificia perficiebat. Errabat olim pulcher Narcissus per silvas densas et aspera iuga, et tandem ad limpidas placidi rivi aquas perveniebat. Puer labia ad acquam admovet, sed subito turbatus restat: vultum mirum formamque suam eximiam in immota aqua videt et obstupescit. Statim ardet puer nova atque mira flamma et puerum amat, quem videt, quia umbram suam non agnoscit neque intellegit. Se cupit, se ipsum amat studioque nimio consumitur. Nonnulla inrita oscula dolosae rivi aquae dat, bracchia frustra saepe mergit: nam simulacrum numquam capit; decipitur animus pueri, decipiuntur oculi. Tandem e vita excedit nymphaeque rogum pro puero instruunt. Membra autem evanescunt et miro portento croceus flos de humo nascitur qui albas folias habet et Narcissus etiam nunc appellatur.

Narciso, figlio del fiume Cefiso, eccelleva di gran lunga tra tutti gli altri ragazzi per il suo aspetto straordinario, ma respingeva tutte le ragazze e le giovani donne e non si dedicava a nessuna e si dava tutto alla caccia e faceva sacrifici a una sola tra le dee, Diana. Una volta il bel Narciso vagava per i boschi e per aspri valichi e alla fine giungeva alle acque limpide di un ruscello calmo. Il giovane accosta le labbra all’acqua, ma improvvisamente resta turbato: vede il (suo) volto meraviglioso e il suo aspetto straordinario nell’acqua immobile e rimane stupito. Subito il ragazzo arde per un nuovo e straordinario entusiasmo e ama il ragazzo che vede, poiché non riconosce il proprio riflesso e non capisce. Desidera se stesso, ama se stesso ed è consumato dal troppo interesse dall’eccessiva passione. Dà alcuni baci all’acqua ingannatrice del fiume, immerge spesso invano le braccia: infatti non afferra mai l’immagine; è ingannato l’animo del ragazzo, sono ingannati gli occhi. Alla fine muore (=si allontana dalla vita) e le ninfe allestiscono per il ragazzo una tomba. Poi le membra scompaiono e per prodigio sorprendente dalla terra nasce un fiore che ha petali bianchi ed è ancora oggi chiamato narciso.