Orpheus, ut Vergilius poeta narrat, sua dulci voce ac modulato lirae sono etiam beluas feras molliebat atque saxa magna commovebat; rapidas quoque pelagi undas suae sono sedabat. Nuptiarum die nympha Eurydice, Orphei pulchra sponsa, dum in viridi prato deambulat, a colubro in herbis occulto mordetur et ob venenum vitam amittit; multis cum lacrimis carum virum relinquit et ad Inferos mortuorum domicilium, descendit. Diu Orpheus flet desperatus, cibum recusat, per silvas atque aspera loca miser errat. Denique, quia sponsam revisere atque ad vivos reducere vult, ad Inferos descendit, ad solium Proserpinae, Inferorum reginae, accedit, lyra suaviter canere incipit: mortuorum umbrae accurrunt, Cerberus, horrendum monstrum, tacet, damnatorum supplicia cessant Denique etiamque Proserpina commovetur quare  poetae votum exaudit et Eurydice Orpheo redditur, sed dea sic imperat: ""Si sponsam tuam recipere vis, in via ab Inferis ad terram noli oculos tuos ad Eurydicem vertere!" in via ab Inferis ad terram oculos ad sponsam vertere non debet. Sed propter magnum gaudium Orpheus Proserpinae imperia neglegit  et in via incaute oculos suo ad sponsam vertit: statim Eurydice in auram evanescit. Miser Orpheus frustra sponsam retinere temptat sed eam in perpetuum amittit.

Orfeo, come narra il celebre poeta Virgilio, con il suono modulato della lira addolcisce anche le fiere feroci e muove persino i grandi massi; per mezzo del suono della lira, egli placa anche le onde impetuose in mezzo al mare. Nel giorno delle nozze, la ninfa Euridice, le bella sposa di Orfeo, cammina su un prato verde e fortuitamente viene morsa da un'insidiosa vipera e, a causa del veleno, perde la vita: abbandona l'amato marito con molte lacrime e scende negli Inferi, la dimora dei morti. Orfeo piange disperato per molto tempo, rifiuta il cibo, vaga infelice per i boschi e per luoghi impervi. Alla fine, poiché vuole rivedere e ricondurre presso i vivi la promessa sposa, scende negli Inferi e si avvicina al trono di Proserpina, la regina degli Inferi, comincia a suonare dolcemente la lira: le ombre dei morti accorrono, Cerbero, la spaventosa creatura prodigiosa, tace, e le torture dei dannati si interrompono. Alla fine anche Proserpina è commossa e per questo esaudisce il  desiderio del poeta ma la dea ordina così: "Se vuoi riprendere la tua sposa, durante la strada dagli Inferi alla terra non devi rivolgere i tuoi occhi verso Euridice". Euridice viene restituita ad Orfeo, ma, sulla strada dagli Inferi alla terra, egli non deve rivolgere gli occhi verso la promessa sposa. Tuttavia, a causa della grande gioia, Orfeo trascura gli ordini di Proserpina, e, durante la strada gira incautamente i suoi occhi verso la sposa: all'istante Euridice svanisce nell'aria. Il povero Orfeo tenta inutilmente di trattenere la promessa sposa, ma la perde per l'eternità.