Cum Thebis immani crudelitate imperarent tyranni, quorum princeps erat Charias, duodecim adulescentes, nobili genere nati, qui Athenis exsulabant, patriam a servitute liberare statuerunt. Athenis prima luce discesserunt et tam celeri itinere processerunt ut sub vesperum Thebas pervenerint. Ibi ad quendam Cheronem, coniurationis conscium, deverterunt a quo benigne hospitio accepti sunt. Eorum tamen adventus a quodam indice patefactus est epistula, in qua omnia de coniuratione singillatim ac distinte perscripta erant. Eius autem epistula a tyrannis inter vinum et epuias tantum neglecta est ut nihil de tanta re sciscitati sint sed eam signatam sub mensam subiecerint. Sic a coniuratis, ubi nox progressa est, vinolenti deprehensi sunt et omnes ad unum interfecti. Deinde vulgus ad arma vocatum est, satellites tyrannorum expulsi et patria liberata.
Poiché i tiranni, il cui capo era Caria, comandavano a Tebe con feroce crudeltà, 12 giovani di nobile stirpe, che erano stati esiliati ad Atene, decisero di liberare la patria dalla schiavitù. Partirono all’alba da Atene e camminarono a passo veloce in modo tale da giungere a Tebe sul far della sera. Qui alloggiarono presso Chirone, complice della congiura, da cui furono accolti gentilmente con ospitalità. Tuttavia il loro arrivo fu rivelato da un indizio (cioè da) una lettera, in cui veniva descritta ogni cosa nei minimi particolari relativamente alla congiura. Ma questa lettera non venne presa in considerazione dai tiranni durante la gozzoviglia ed il banchetto a tal punto, che non indagarono assolutamente in merito ad una cosa così strana ma la gettarono sulla mensa ancora sigillata. Così, a notte inoltrata (non appena la notte avanzò), furono catturati in stato di ubriachezza dai congiurati e vennero uccisi tutti sino all’ultimo. Poi venne sollecitata la gente alle armi, vennero respinte le guardie dei tiranni e liberata la patria. (by Maria D.)