Pelops, qui Tantali et Dionae, Atlantis filiae, filius erat, cum esset in epulis deorum a Tantalo caesus ac sicut esca a ministris praebitus, bracchium eius Ceres, quae Proserpinae defectu compos sui non esset, consumpsit. Puero, a deorum numine vita recepta, cui cetera membra, ut fuerant, aptata rursus erant praeter umerum, lacertum eburneum eius partis loco Ceres adiunxit. Oenomaus, Martis et Asteropes Atlantis filiae filius, habuit in coniugio Euaretem, Acrisii filiam, ex qua procreavit Hippodamiam. Virginem, quae eximiae formae esset, pater nulli ideo dabat in coniugium, quod ei responsum fuit a genero mortem cavere. Itaque, cum multi eam peterent in coniugium, constituit simultatem se ei daturum esse, qui secum quadrigis certisset victorque exstitisset. Victos necesse erat ei capite solvere iniuriam. (da Igino)
Poiché Pelope, che era figlio di Tantalo e Dione, figlia di Atlante, in un banchetto degli Dei fu ucciso da Tantalo e fu offerto come cibo dai servi, Cerere, siccome non era padrona di sé per la mancanza di Proserpina, divorò il suo [di Pelope] braccio. Al giovane, dopo che la vita fu recuperata dalla volontà degli Dei, cui le restanti membra, non appena ci furono, erano inoltre state disposte eccetto l'omero, Cerere unì un braccio d'avorio al posto de suo pezzo (braccio). Enomao, figlio di Marte e della figlia di Atlante Sterope, ebbe in matrimonio Evarete, figlia di Acrisio, da cui generò Ippodamia. Vergine, nonostante fosse di unica bellezza, che il padre perciò non dava in moglie a nessuno poiché lui ebbe l'oracolo di guardarsi dal genero. Quindi, poiché molti la chiedevano in matrimonio, costituì una sfida che gli [ai contendenti] avrebbe offerto affinché gareggiasse con lui con le quadriglie e rimanga il vincitore. Era necessario che il vinto pagasse l'offesa con la vita. (by Ludovico M T)