Narrat Herodotus, eximius Graecus scriptor, quendam Erostratum templum Dianae Ephesinae incendisse atque correptum in tribunal tractum esse. Iudice eum interrogaverunt cur tam sacrilegum scelus patravisset. Quibus respondit Erostratus se statuisse aliquid facere, quod sibi famam perpetuam paret. Putabat enim neminem, cum de templi incendio queretur, ignorare posse nonem Erostrati. Iudicibus, cum diu consultavissent qua poena tantum facinus ulciscerentur, visa est maxima poena tam nefandae vanitatis aeterna oblivio esse. Quare Epheni vetiti sunt postea unqam nomen Erostrati pronuntiare, ne ulla de sacrilego homine recordatio inter posteros superesset.
Erodoto, insigne scrittore Greco, racconta che un certo Erostrato incendiò il tempio di Diana Efesina e dopo che venne catturato fu trascinato in tribunale. I giudici lo interrogarono sul perché avesse compiuto un misfatto tanto scellerato. Erostrato li rispose che aveva deciso di fare un qualcosa, che gli conferisse una fama duratura. Riteneva infatti che nessuno, lamentandosi dell'incendio del tempio, avrebbe potuto ignorare il nome di Erostrato. Ai giudici, dopo essersi consultati a lungo con quale pena avrebbero potuto vendicare un misfatto tanto grande, sembrò opportuno che la massima pena per la scellerata vanità fosse l'eterno oblio. Perciò vennero vietati gli Efeni poi di non pronunciare mai il nome di Erostrato, affinché non rimanesse tra i posteri alcun ricordo dell'uomo sacrilego. (by Maria D.)