Συναγαγὼν οὖν ἅπαντας εἰς ἐκκλησίαν, τὰ μὲν ἄλλα μετρίως ἔχειν ἔφη καὶ ἱκανῶς πρὸς εὐδαιμονίαν καὶ ἀρετὴν τῆς πόλεως, ὃ δὲ κυριώτατόν ἐστι καὶ μέγιστον οὐκ ἂν ἐξενεγκεῖν πρότερον πρὸς αὐτοὺς ἢ χρήσασθαι τῷ θεῷ. δεῖν οὖν ἐκείνους ἐμμένειν τοῖς καθεστῶσι νόμοις καὶ μηδὲν ἀλλάσσειν μηδὲ μετακινεῖν ἕως ἐπάνεισιν ἐκ Δελφῶν αὐτός· ἐπανελθὼν γὰρ ὅ τι ἂν τῷ θεῷ δοκῇ ποιήσειν. ὁμολογούντων δὲ πάντων καὶ κελευόντων βαδίζειν, ὅρκους λαβὼν παρὰ τῶν βασιλέων καὶ τῶν γερόντων, ἔπειτα παρὰ τῶν ἄλλων πολιτῶν, ἐμμενεῖν καὶ χρήσεσθαι τῇ καθεστώσῃ πολιτείᾳ μέχρις ἂν ἐπανέλθῃ ὁ Λυκοῦργος, ἀπῆρεν εἰς Δελφούς. Παραγενόμενος δὲ πρὸς τὸ μαντεῖον καὶ τῷ θεῷ θύσας, ἠρώτησεν εἰ καλῶς οἱ νόμοι καὶ ἱκανῶς πρὸς εὐδαιμονίαν καὶ ἀρετὴν πόλεως κείμενοι τυγχάνουσιν. ἀποκριναμένου δὲ τοῦ θεοῦ καὶ τοὺς νόμους καλῶς κεῖσθαι καὶ τὴν πόλιν ἐνδοξοτάτην διαμενεῖν τῇ Λυκούργου χρωμένην πολιτείᾳ, τὸ μάντευμα γραψάμενος εἰς Σπάρτην ἀπέστειλεν.

Avendo egli dunque radunati tutti in una generale assemblea, disse che le altre cose erano bensì in bella e giusta forma ordinate, per quanto bastava a rendere la città virtuosa e felice, ma che quella che era la principale e la massima egli non l'avrebbe potuta esporre loro, se prima non avesse consultato il Dio, ma che però conveniva che loro si mantenessero fermi nelle leggi stabilite, senza cambiare o smuovere alcuna cosa, finchè lui non fosse ritornato da Delfi, infatti al suo ritorno egli avrebbe eseguito quanto fosse gradito a quel Nume. Accordandogli tutti ciò, e confortandolo per un tale viaggio, dopo aver Licurgo fatto giurare i re, i seminatori e tutti gli altri cittadini, di mantenere e di usare quel tipo di governo finche egli non fosse tornato, partì per Delfi. Giunto all'oracolo, dopo aver sacrificato al Dio, domandò se quelle leggi erano buone e bastanti a rendere virtuosa e beata la sua città. Avendo però il dio risposto che le leggi erano buone e che la città si sarebbe conservata gloriosissima, quando si fosse governato nel modo da Licurgo ordinato, scritto l'oracolo lo rimandò a Sparta