Βουλομενος εαυτον ανελειν υπο των πιστοτατων εταιρων εκωλυθη, Πομπωνιου και Λικιννιου... ειτα εαυτον επισφαξαντος.

Volendo uc­cidere se stesso, (ciò gli) fu impedito dai fedelissimi Pomponio e Licinio, che gli tolsero la spada e lo incitarono di nuovo a scappare. Si dice che allora egli si inginocchiò e con le mani protese verso la dea chiese che per quell'irriconoscenza e quel tradimento mai il popolo romano terminasse di essere schiavo. La maggior parte dei Romani, infatti, quando era stata concessa con pubblico bando l'impu­nibilità, cambiò di campo. (Caio) dunque fuggì, e i nemici all'inseguimen­to lo raggiunsero al ponte di legno; i due amici gli im­posero di continuare a fuggire mentre essi trattenevano gli inseguitori, e combattendo presso il ponte non lascia­rono libero il passo a nessuno fin quando caddero uccisi. Con Caio fuggiva un solo servo di nome Filocrate, tutti li incoraggiavano come se si trattasse di una gara, ma nessuno gli portava aiuto e nessuno volle dargli il ca­vallo che chiedeva, quando gli inseguitori erano vicini. Egli (Caio) riuscì, di poco prevenendoli, a rifugiarsi nel recinto sacro alle Ernni/Furie, e lì fu ucciso da Filocrate che poi ucci­se se stesso.