Quid sapiens investigaverit, quid in lucem protraxerit quaeris? Primum verum naturamque, quam non ut cetera animalia oculis secutus est, tardis ad divina; deinde vitae legem, quam universa derexit, nec nosse tantum sed sequi deos docuit et accidentia non aliter excipere quam imperata. Vetuit parere opinionibus falsis et quanti quidque esset vera aestimatione perpendit; damnavit mixtas paenitentia voluptates et bona semper placitura laudavit et palam fecit felicissimum esse cui felicitate non opus est, potentissimum esse qui se habet in potestate. Non de ea philosophia loquor quae civem extra patriam posuit, extra mundum deos, quae virtutem donavit voluptati, sed de illa quae nullum bonum putat nisi quod honestum est, quae nec hominis nec fortunae muneribus deleniri potest, cuius hoc pretium est, non posse pretio capi
Ti chiedi che cosa il saggio abbia indagato, che cosa abbia portato alla luce? Per prima cosa la verità e la natura, che ha seguito non come gli altri animali con gli occhi, lenti a contemplare le cose soprannaturali; poi la legge della vita, che ha indirizzato verso la totalità delle cose, ha insegnato non solo a conoscere gli dei, ma anche a seguirli e ad accettare gli eventi fortuiti non diversamente che come dei comandi. Ha proibito di credere alle false opinioni e ha ponderato con una vera valutazione quanto vale ogni cosa. Ha condannato i piaceri legati a pentimento e ha lodato i beni che sono destinati a piacere sempre e ha reso chiaro che è felicissimo colui che non ha bisogno di felicità, e potentissimo colui che ha se' sotto dominio. Non parlo di quella filosofia, che pose il cittadino fuori della sua patria, gli dei fuori del mondo, che concesse al piacere la virtù, ma di quella che non considera nulla di bene se non ciò che è onesto, che non può essere sedotta ne' dai doni dell'uomo ne' da quelli della sorte, il cui pregio è questo, non poter essere corrotta da nessun prezzo.