Tempore quo primis auspiciis in mundanum fulgorem surgeret victura dum erunt homines Roma, ut augeretur sublimibus incrementis, foedere pacis aeternae Virtus convenit atque Fortuna plerumque dissidentes, quarum si altera defuisset, ad perfectam non venerat summitatem. Eius populus ab incunabulis primis ad usque pueritiae tempus extremum, quod annis circumcluditur fere trecentis, circummurana pertulit bella, deinde aetatem ingressus adultam post multiplices bellorum aerumnas Alpes transcendit et fretum In iuvenem erectus et virum ex omni plaga quam orbis ambit inmensus, reportavit laureas et triumphos, iamque vergens in senium et nomine solo aliquotiens vincens ad tranquilliora vitae discessit. Ideo urbs venerabilis post superbas efferatarum gentium cervices oppressas latasque leges fundamenta libertatis et retinacula sempiterna velut frugi parens et prudens et dives Caesaribus tamquam liberis suis regenda patrimonii iura permisit.

Versione latino Ammiano Marcellino

Nel tempo in cui ai primi auspici Roma - destinata a perdurare finché esisterà la razza umana - si elevava a splendore universale, perché crescesse in alti germogli Virtù e Fortuna si accordarono in un patto di pace eterna: qualora una delle due fosse venuta meno, Roma non avrebbe raggiunto l'apice della grandezza. Dalla culla fino al tempo estremo della sua fanciullezza - un periodo di circa trecento anni -, il suo popolo sostenne guerre attorno alle sue mura; entrata poi nell'età adulta, dopo le sofferenze di molte guerre passò al di là delle Alpi e del mare; Raggiunta l'età giovanile e la piena maturità riportò allori e trionfi da ogni zona che abbraccia la sfera immensa del mondo; quando poi già volgeva alla vecchiaia e a volte vinceva forte solo del suo nome, si è ritirata a vita tranquilla. La città veneranda, che aveva messo i piedi sul collo di popolazioni fiere e stabilito leggi quali fondamento e redini eterne di libertà, come madre economa, saggia, doviziosa lasciò il diritto di amministrare il suo patrimonio ai Cesari come a suoi figli.