Totius autem sementem exitii et cladum originem diversarum, quas Martius furor incendio solito miscendo cuncta concivit, hanc conperimus causam. Hunorum gens monumentis veteribus leviter nota ultra paludes Maeoticas glacialem oceanum accolens, omnem modum feritatis excedit. Ubi quoniam ab ipsis nascendi primitiis infantum ferro sulcantur altius genae, ut pilorum vigor tempestivus emergens, corrugatis cicatricibus hebetetur, senescunt imberbes absque ulla venustate, spadonibus similes, compactis omnes firmisque membris et opimis cervicibus, prodigiose deformes et pandi, ut bipedes existimes bestias, vel quales in commarginandis pontibus effigiati stipites dolantur incompte. In hominum autem figura, licet insuavi, ita victu sunt asperi, ut neque igni neque saporatis indigeant cibis, sed radicibus herbarum agrestium, et semicruda cuiusvis pecoris carne vescantur, quam inter femora sua equorumque terga subsertam fotu calefaciunt brevi. Aedificiis nullis umquam tecti, sed haec velut ab usu communi discreta sepulcra declinant. Nec enim apud eos vel arundine fastigatum reperiri tugurium potest. Sed vagi montes peragrantes et silvas, pruinas famem sitimque perferre ab incunabulis adsuescunt. Peregre tecta nisi adigente maxima necessitate non subeunt: nec enim apud eos securos existimant esse sub tectis.
Abbiamo individuato poi questa causa, come seme di tutto il disastro e origine delle diverse stragi, che il furore di Marte ha suscitato, sconvolgendo ogni cosa con il suo solito ardore. Il popolo degli Unni, che abita oltre le paludi Meotiche lungo l'oceano glaciale, poco noto secondo le antiche testimonianze storiche, oltrepassa ogni limite di barbarie. Dato che da loro stessi sin dai primi giorni di vita sono marchiate a fondo con un coltello le guance dei neonati, in modo che l'energia della barba, quando spunta con l'età adatta, s'indebolisca per le rughe delle cicatrici, essi invecchiano imberbi, senza alcuna grazie e simili a eunuchi, con membra robuste e salde, un collo vigoroso e sono di corporatura deforme e spaventosa, tanto che li potresti ritenere bestie bipedi o simili a quei tronchi malamente abbozzati sui parapetti dei ponti. D'altra parte nella loro figura umana, per quanto mostruosa, sono talmente rozzi nel tenore di vita da non aver bisogno né di fuoco né di cibi conditi, ma si nutrono di radici di erbe selvatiche e di carne semicruda di qualsiasi bestia, che rendono tiepida con un breve riscaldamento, tenendola inserita tra la sella e il dorso dei cavalli. Non sono protetti da alcuna dimora, ma generalmente le tengono lontane dall'uso comune, come se fossero sepolcri. E non si può trovare presso di loro una capanna ricoperta persino di canne. Ma vagando qua è là per monti e boschi si abituano fin dalla culla a sopportare gelo, fame e sete. All'estero non si introducono nelle case, se non sotto l'incalzare di un'estrema necessità; e infatti presso di loro non pensano di essere al sicuri vivendo sotto i tetti.