alfa beta grammata 2 numero 36

Η εξ Αρειου Παγου βουλη ενομιζε δεῖν δὲ τοὺς ὀρθῶς πολιτευομένους οὐ τὰς στοὰς ἐμπιπλάναι γραμμάτων, ἀλλ᾽ ἐν ταῖς ψυχαῖς ἔχειν τὸ δίκαιον· οὐ γὰρ τοῖς ψηφίσμασιν ἀλλὰ τοῖς ἤθεσι καλῶς οἰκεῖσθαι τὰς πόλεις, καὶ τοὺς μὲν κακῶς τεθραμμένους καὶ τοὺς ἀκριβῶς τῶν νόμων ἀναγεγραμμένους τολμήσειν παραβαίνειν, τοὺς δὲ καλῶς πεπαιδευμένους καὶ τοῖς ἁπλῶς κειμένοις ἐθελήσειν ἐμμένειν. ταῦτα διανοηθέντες οὐ τοῦτο πρῶτονἐσκόπουν, δι’ ὧν κολάσουσι τοὺς ἀκοσμοῦντας, ἀλλ’ ἐξ ὧν παρασκευάσουσι μηδὲν αὐτοὺς ἄξιον ζημίας ἐξαμαρτάνειν· ἡγοῦντο γὰρ τοῦτο μὲν αὑτῶν ἔργον εἶναι, τὸ δὲ περὶ τὰς τιμωρίας σπουδάζειν τοῖς ἐχθροῖς προσήκειν.

TRADUZIONE

Il consiglio dell'Areopago ritiene che coloro che vogliono avere un buon governo non devono riempire i portici di iscrizioni, ma coltivare nell'anima il senso di giustizia, perché non con i decreti, ma con gli usi si amministra bene la città. Chi ha ricevuto una cattiva educazione avrà comunque l'ardire di violare anche le leggi accurate, ma chi è stato ben educato vorrà rispettare anche leggi scritte con semplicità. Quando pensavano questo, non badavano a cercare innanzi tutto gli strumenti per punire i violatori dell'ordine, ma i mezzi con cui evitare che si macchiassero di qualcosa meritevole di pena: ritenevano, infatti, che questo fosse il loro compito e che toccasse invece ai nemici preoccuparsi delle punizioni.