Continua il discorso di Dario: limiti della democrazia

Δημου τε αυ αρχοντος αδυνατα μη ου κακοτητα εγγινεσθαι· κακοτητος τοινυν εγγινομενης ες τα κοινα εχθεα ... χωρις τε τουτου πατριους νομους μη λυειν εχοντας ευ· ου γαρ αμεινον.

Comandando il popolo, Quando, al contrario, il potere sia in mano al popolo, è impossibile che non vi si sviluppi la malvagità e quando la malvagità si verifica nei pubblici affari, non nascono già tra i malvagi inimicizie, ma violente amicizie. Poiché quelli che rovinano lo Stato lo fanno cospirando tra loro. E questo avviene finché un uomo, postosi a capo del popolo, non metta fine alle trame di tali individui: per questo, appunto, quest’uomo si attira l’ammirazione del popolo e, ammirato, viene poi proclamato signore assoluto. Così, anche in questo caso si dimostra che la monarchia è la forma migliore di tutte. E per raccogliere tutto in una sola parola, donde è venuta a noi la libertà? Chi ce l’ha data? Ci è venuta dal popolo, dall’oligarchia o dalla monarchia? Io sono, dunque, del parere che noi, liberati per il merito di un solo uomo, dobbiamo aver cura di tale forma di governo e, anche senza di questo, non dobbiamo abbattere le patrie istituzioni che sono saggiamente stabilite, poiché non ne avremmo alcun vantaggio.