Ὁ κῆρυξ δ᾽ ἔρχεται καὶ ἄγει εἰς τὸ μέγαρον τὸν ἀοιδόν. Αὐτὸν ἡ Μοῦσα μάλα ἐφίλει, δίδωσι δ' ἀγαθόν τε κακόν τε· τῶν γὰρ ὀφθαλμῶν τὴν μὲν ὄψιν ἀφῄρει, ...

L'araldo giunge e conduce l'aedo nella grande sala. La Musa lo amava molto e gli dona una cosa buona ma anche una cosa cattiva: infatti (ἀφῄρει imperf ἀφαιρέω) lo privava della vista degli occhi, ma gli dona un canto amabile. Pontonoo dispone per lui un trono guarnito di borchie d'argento in mezzo alla sala, appende la cetra melodiosa sopra la sua testa: mette vicino a lui un canestro pieno di vivande, una bella tavola e una coppa di vino. I commensali si gettano (ἵημι mp) sulle vivande disponibili. E quando non desideravano più né il bere né il cibo, la Musa incita l'aedo a cantare imprese gloriose. Infatti la fama delle imprese giunge fino al cielo, soprattutto [quelle] di Odisseo, come un tempo insieme agli altri Achei distrusse Troia. Così nella sala cantava (ᾄδω) l'illustre aedo glorioso.
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