Περὶ μεσημβρίαν δὲ οὐκέτι τῆς νήσου φαινομένης ἄφνω τυφὼν ἐπιγενόμενος καὶ περιδινήσας τὴν ναῦν καὶ...καὶ ὕλας καὶ ὄρη. ταύτην οὖν τὴν καθ' ἡμᾶς οἰκουμένην εἰκάζομεν.
Verso mezzogiorno, mentre non appariva più l'isola, essendosi verificato all'improvviso un turbine, e avere ruotato la nave e averla sollevata per circa 3. 000 stadi, non la faceva scendere più verso il mare; e il vento, abbattendosi sulle vele, dopo avere gonfiato il tessuto, la trasportava in alto, sospesa in aria. Correndo in cielo per sette giorni e altrettante notti, l'ottavo (giorno) osservammo nell'aria una grande terra simile a un'isola, lucente, sferoidale e avvolta in un grande splendore; dopo esserci avvicinati ad essa e avere ormeggiato, scendemmo; osservando la regione, troviamo che è abitata e coltivata. Di giorno dunque non scorgevamo niente da lì; invece, arrivata la notte, ci apparivano anche molte altre isole vicino, alcune più grandi, altre più piccole, simili al fuoco per l'aspetto, e in basso un'altra terra, che aveva su di sé sia città sia fiumi sia mari sia boschi sia monti. Supponiamo dunque che sia questa che è abitata da noi.