Atene accusa gli spartani
versione greco Isocrate e traduzione libro neai krepides volume 3 numero 150 pagina 117
ὧν ἄξιον ἐνθυμηθέντας ἀγανακτῆσαι μὲν ἐπὶ τοῖς παροῦσι, ποθέσαι δὲ τὴν ἡγεμονίαν τὴν ἡμετέραν, μέμψασθαι δὲ Λακεδαιμονίοις ὅτι τὴν μὲν ἀρχὴν εἰς τὸν πόλεμον κατέστησαν ὡς ἐλευθερώσοντες τοὺς Ἕλληνας, ἐπὶ δὲ τελευτῆς οὕτω πολλοὺς αὐτῶν ἐκδότους ἐποίησαν, καὶ τῆς μὲν ἡμετέρας πόλεως τοὺς Ἴωνας ἀπέστησαν, ἐξ ἧς ἀπῴκησαν καὶ δι' ἣν πολλάκις ἐσώθησαν, τοῖς δὲ βαρβάροις αὐτοὺς ἐξέδοσαν, ὧν ἀκόντων τὴν χώραν ἔχουσι καὶ πρὸς οὓς οὐδὲ πώποτ' ἐπαύσαντο πολεμοῦντες. καὶ τότε μὲν ἠγανάκτουν, ὅθ' ἡμεῖς νομίμως ἐπάρχειν τινῶν ἠξιοῦμεν.
Riflettendo su queste cose bisogna per forza indignarsi della presente situazione, rimpiangere la nostra egemonia e biasimare gli Spartani che all'inizio fecero la guerra per liberare i Greci, a sentire loro, ma alla fine ne hanno resi tanti schiavi ed hanno staccato gli Ioni dalla nostra città dalla quale erano partiti come coloni e grazie alla quale tante volte si salvarono e li hanno consegnati ai barbari di cui occupano la terra non voluti e contro i quali non hanno mai smesso di combattere. E loro, gli spartani si indignavano quando noi volevamo comandare qualche nazione nel pieno rispetto delle leggi, .