Perchè, oh giudici, non dovreste essere equi con me?
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Phronemata vs 64 pag. 79
Δια τι αν και τυχοιμι τοιουτων υμων. Προτερον ... δε του λοιπου μαθησεται μη τοις ασθενεστεροις επιβουλευειν.
Perché (o membri dell’assemblea), dovrei trovarvi in tale disposizione (lett. “dovrei trovare voi di tal genere?”) Forse perché a causa mia qualcuno essendo mai stato coinvolto in un processo perdette i beni? Ma non una sola persona (= nessuno) (lo) potrebbe provare. Forse perché sono un faccendiere e un ardito e un attaccabrighe? Ma non mi trovo a disporre di tali risorse di vita per queste cose (= per potermi comportare così). Forse perché sono troppo insolente e violento? Ma quello (= l’accusatore) non potrebbe affermarlo, se non volesse mentire anche in questo come nelle altre cose. Forse perché essendo divenuto potente sotto i Trenta agii male verso molti dei cittadini? Ma assieme alla vostra folla io fuggii verso Calcide ed essendo possibile a me vivere con quelli senza timore (lett. vivere da cittadino), preferivo essere in pericolo con voi, essendomene andato. E dunque, o membri dell’assemblea, non avendo sbagliato io in nulla (= non essendo colpevole di nulla), possa io non trovare voi uguali (= non trovarvi nella stessa disposizione d’animo) che verso quelli che hanno commesso molte iniquità, ma stabilite questo giudizio su di me con (= allo stesso modo in cui hanno fatto) gli altri Consigli, ricordando che né avendo amministrato le ricchezze della città do parola (= mi giustifico) di queste, né avendo esercitato alcuna carica devo ora subire un processo per il rendimento di conto di essa (= né ora devo rendere conto per alcuna delle cariche pubbliche che ho ricoperto), ma di un obolo solamente reputo degni i (miei) discorsi. E così certo voi tutti delibererete le cose giuste, io sarò grato a voi per queste fortune (= sorti favorevoli) e costui (= l’accusatore) per il futuro imparerà a non ordire trame contro i più deboli.