Ἔστι δὲ Ὠρωπίοις πηγὴ πλησίον τοῦ ναοῦ, ἣν Ἀμφιαράου καλοῦσιν, οὔτε θύοντες οὐδὲν ἐς αὐτὴν, οὐδ᾽ ἐπὶ καθαρσίοις ἢ χέρνιβι χρῆσθαι νομίζοντες· νόσου δὲ ἀκεσθείσης ἀνδρὶ μαντεύματος γενομένου, καθέστηκεν ἄργυρον ἀφεῖναι καὶ χρυσὸν ἐπίσημον ἐς τὴν πηγήν· ταύτῃ γὰρ ἀνελθεῖν τὸν Ἀμφιάραον λέγουσιν ἤδη θεόν. Ἰοφῶν δὲ Κνώσσιος τῶν ἐξηγητῶν χρησμοὺς ἐν ἑξαμέτρῳ παρείχετο, Ἀμφιάραον χρῆσαι φάμενος τοῖς ἐς Θήβας σταλεῖσιν Ἀργείων. Tαῦτα τὰ ἔπη· τὸ ἐς τοὺς πολλοὺς ἐπαγωγὸν ἀκρατῶς εἶχε· χωρὶς δὲ πλὴν ὅσους ἐξ Ἀπόλλωνος μανῆναι λέγουσι τὸ ἀρχαῖον, μάντεών γ᾽ οὐδεὶς χρησμολόγος ἦν, ἀγαθοὶ δὲ ὀνείρατα ἐξηγήσασθαι, καὶ διαγνῶναι πτήσεις ὀρνίθων, καὶ σπλάγχνα ἱερείων.

Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo che concede la pubblicazione della sua traduzione solo ed unicamente al sito skuolasprint.it

Gli abitanti di Oropo hanno una sorgente (dativo di possesso: è una sorgente agli Oropioi) vicina al tempio, che chiamano di Anfiarao poiché non sacrificano [participio] nulla a quella dato che non ritengono opportuno farne uso (χράομαι) né per le espiazioni, né per le purificazioni ( χέρνιψ -ιβος, ); (ἀκεσθείσης = ἀκέω part. aoristo passivo genitivo sing. ) ma quando accade a un uomo di essere guarito da una malattia dall'oracolo (καθίστημι aor. Infinito perfetto) hanno stabilito di gettare nella fonte argento e oro coniato. Dicono infatti che Anfiaro in questa sia sgorgato (ἀνέρχομαι, inf. Aor. ) già come un dio. Iofonte Gnossio fra gli espositori presentava (παρέχω imp. Med. ) gli oracoli/i responsi in un esametro dicendo che Anfiarao (χράω infinito aoristo) vaticinò questi versi agli Argivi (στέλλω participio aoristo) mentre andarono verso Tebe.
(Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo)