Increverat valetudo, quam temperantiā mitigare temptavit; perseverantem constantia fugit. Iam dies alter, tertius, quartus: abstinebat cibo. Cogito quo amico, quo viro caream. Implevit quidem annum septimum et sexagesimum, quae aetas etiam robustissimis satis longa est; scio. Evasit perpetuam veletudinem; scio. Decessit superstitibus suis, florente re publica, quae illi omnibus carior erat; et hoc scio. Ego tamen tamquam et iuvenis et firmissimi mortem doleo, doleo autem (licet me imbecillum putes) meo nomine. Amisi enim, amisi vitae meae testem, rectorem, magistrum. In summa dicam quod recenti dolore contubernali meo Calvisio dixi: «Vereor ne neglegentius vivam». Proinde adhĭbe solacia mihi, non haec: «Senex erat, infirmus erat» (haec enim novi), sed nova aliqua, sed magna, quae audiĕrim numquam, legĕrim numquam. Nam quae audivi quae legi sponte succurunt, sed tanto dolore superantur.

Ho subito una perdita gravissima, se basta dire perdita per designare la privazione di un uomo così grande. È morto Corellio Rufo e per di più di sua libera scelta, peculiarità che inacerbisce il mio dolore. È infatti il genere di morte più lacrimevole quello che si presenta come non proveniente né dalla natura né dal destino. Coloro che si spengono di malattia lasciano pur sempre il grande conforto che nasce dalla stessa inevitabilità, mentre quelli che se ne vanno per una morte da loro chiamata procurano un dolore insanabile, perché si crede che avrebbero potuto ancora vivere a lungo. Corellio fu certo indotto a questa decisione da un motivo estremamente grave che per i sapienti equivale alla necessità sebbene avesse moltissime ragioni di vivere, cioè una coscienza integerrima, una reputazione incontaminata, un prestigio grandissimo ed inoltre una figlia, una moglie, un nipote, delle sorelle e, in mezzo a tanti parenti, dei veri amici. (4) Ma era tormentato da una malattia così lunga e così straziante che questi così forti allettamenti alla vita furono vinti dalle ragioni della morte. Tuttavia la divinità appagò il suo ardente desiderio; soddisfatto, egli, vedendo che ormai poteva morire sereno e libero, spezzò tutti gli altri vincoli che lo legavano alla vita, che erano molti ma meno tenaci.

traduzione libro Il Tantucci Laboratorio 2Pagina 107 Numero 24
Versione parte II