Hora fere septima apparet in caelo nubes inusitata et magna, quae a Vesuvio monte ascendit. Iam cinis incidit, calindus et densus, iam pumices etiam nigrique et fervidi lapides de caelo cadunt. Interim e Vesuvio latae flammae altaque incendia relucent. Multi Pompeiani ad oram fugiunt propter periculi magnitudinem et quia vitam suam servare optant: cervicalia capitibus imponuntur et linteis costringitur, ut munimentum adversus incidentia. Flammae et odor sulphuris, praenuntius flammarum, alios in fugam vertunt: nam tremor terrae perseverat et timor apud plebem cunctosque prevalet quia crebis vastisque tremoribus tecta nutant. Magna civium caedes evenit: multa milia Pompeianorum exspirant, quoniam ob vapores mortiferos animae intercluduntur; tota urbs mutatur et contegitur alto cinere tamquam nives cecidisset.

Versione volume 2 lingua magistra pagina 355 numero 387

Audires ululatus feminarum, infantum quiritatus, clamores virorum: alii parentes, alii liberos, alii coniuges vocibus requirebant, vocibus noscitabant; hi suum casum, illi suorum miserabantur; erant, qui metu mortis mortem precarentur; multi ad deos manus tollere, plures nusquam iam deos ullos aeternamque illam et novissimam noctem mundo interpretabantur. nec defuerunt, qui fictis mentitisque terroribus vera pericula augerent. aderant, qui Miseni illud ruisse, illud ardere falso, sed credentibus nuntiabant. Paulum reluxit, quod non dies nobis, sed adventatis ignis indicium videbatur. et ignis quidem longius substitit, tenebrae rursus, cinis rursus multus et gravis. hunc identidem adsurgentes excutiebamus; operti alioqui atque etiam oblisi pondere essemus. Possem gloriari non gemitum mihi, non vocem parum fortem in tantis periculis excidisse

Versione volume 2 lingua magistra pagina 355 numero 387

Avresti potuto sentire i gemiti delle donne, i pianti dei bambini, le grida degli uomini: alcuni con le grida cercavano i genitori, altri i figli, altri ancora i coniugi, e dalle voci li riconoscevano, questi compiangevano la sua sventura, quelli compiangevano quella dei loro familiari; c’erano di quelli che per paura della morte invocavano la morte; molti tendevano le mani agli dei, la maggior parte credeva che ormai non ci fosse più nessun dio e che quella fosse la notte conclusiva e ultima per il mondo. E non mancarono alcuni che ingigantivano i pericoli reali con terrori immaginari e falsi. C’erano alcuni che affermavano che a Miseno c’era una qualcosa che crollasse e che bruciasse, non era vero, ma lo riferivano a chi credeva loro. Per un po’ tornò la luce, cosa che a noi non sembrava il giorno, bensì un segno del fuoco che si avvicinava. Eppure il fuoco si fermò abbastanza lontano, (tornarono) di nuovo le tenebre, e di nuovo cenere fitta e pesante. Noi la scuotevamo via di tanto in tanto alzandoci in piedi; altrimenti saremmo stati coperti e anche schiacciati dal peso della cenere. Potrei vantarmi che in mezzo a pericoli così grandi non mi sia sfuggito un gemito, né una parola poco coraggiosa: ma io credevo di morire insieme a tutto il resto e che tutto il resto morisse con me, triste e tuttavia grande conforto del dover morire

L'eruzione del Vesuvio VOLUME 1 lingua magistra pagina 227 numero 82

Intorno all’ora settima appare nel cielo una nube insolita e grande, che si solleva dal monte Vesuvio. Quindi cade cenere calda e densa, poi anche pomici e pietre nere e bollenti cadono dal cielo. Nel frattempo dal Vesuvio brillano ampie fiamme ed alti incendi. Molti Pompeiani fuggono verso la costa per la grandezza del pericolo e poiché sperano di salvare la loro vita: i cuscini sono tenuti sopra alle teste, e sono stretti con le lenzuola, come protezione contro ciò che cade dall’alto. Le fiamme e l’odore di zolfo, messaggero di fiamme, mettono in fuga gli altri: infatti continua il tremore della terra e il timore prevale presso la plebe e presso tutti poiché per i forti e frequenti tremori i tetti vacillano. Avviene una grande strage di cittadini: molte migliaia di Pompeiani soffocano poiché a causa delle esalazioni mortifere le anime sono bloccate; tutta la città si trasforma ed è ricoperta da un cumulo di cenere come se fosse caduta della neve.