Velocissimum omnium animalium, non solum marinorum, est delphinus, ocior volucre, acrior telo, ac nisi multum infra rostrum os illi foret medio paene in ventre, nullus piscium celeritatem eius evaderet. sed adfert moram providentia naturae, quia nisi resupini atque conversi non corripiunt, quae causa praecipue velocitatem eorum ostendit. nam cum fame conciti fugientem in vada ima persecuti piscem diutius spiritum continuere, ut arcu missi ad respirandum emicant tantaque vi exiliunt, ut plerumque vela navium transvolent. vagantur fere coniugia; pariunt catulos decimo mense aestivo tempore, interim et binos. nutrunt uberibus, sicut ballaena, atque etiam gestant fetus infantia infirmos; quin et adultos diu comitantur magna erga partum caritate. adolescunt celeriter, X annis putantur ad summam magnitudinem pervenire. vivunt et tricenis, quod cognitum praecisa cauda in experimentum. abduntur tricenis diebus circa canis ortum occultanturque incognito modo, quod eo magis mirum est, si spirare in aqua non queunt. solent in terram erumpere, incerta de causa, nec statim tellure tacta moriuntur multoque ocius fistula clausa. lingua est iis contra naturam aquatilium mobilis, brevis atque lata, haut differens suillae. pro voce gemitus humano similis, dorsum repandum, rostrum simum. qua de causa nomen simonis omnes miro modo agnoscunt maluntque ita appellari.
Il più veloce di tutti gli animali, non solo di quelli marini, è il delfino: più rapido di un uccello, più violento di un dardo e, se non avesse la bocca molto al di sotto del muso, quasi in mezzo al ventre, nessun pesce fuggirebbe alla sua rapidità. Ma la previdenza della natura apporta una forma di rallentamento, poiché essi non riescono ad afferrare la preda se non stando rovesciati sul dorso e dopo aver fatto una giravolta: ed è ciò che soprattutto mette in evidenza la loro velocità. Infatti quando, spinti dalla fame, inseguono un pesce che fugge fin nelle profondità marine, e trattengono troppo a lungoil respiro, come scoccati da un arco si slanciano per respirare verso la superficie e saltano fuori dall'acqua con tanta forza che di frequente sorvolano le vele delle navi. Di solito viaggiano a coppie, generano i piccoli al decimo mese di gravidanza, durante l'estate, talvolta anche due piccoli per parto. Li nutrono per mezzo di mammelle, come la balena; ed anche trasportano i piccoli ancora troppo deboli per il fatto di essere nati da poco; ed anzi li accompagnano per lungo tempo, quand'anche sono cresciuti per effetto di un grande amore che nutrono per i loro figli. Crescono alla svelta, e si ritiene che in dieci anni raggiungano il loro massimo sviluppo. Vivono anche trent'anni, questo si è scoperto operando un'incisione nella coda, a titolo di un esperimento. Spariscono per trenta giorni attorno al sorgere della Canicola e si nascondono in un modo che ci è sconosciuto: ciò risulta tanto più strano in quanto non riescono a respirare sott'acqua. Sono soliti balzar fuori dall'acqua e andare ad incagliarsi sulla terraferma, il motivo di ciò è incerto, né muoino subito dopo aver toccato terra, ma molto più rapidamente se si occlude l'apertura che serve loro per la respirazione.