CORINTO CONTRO CORCIRA
VERSIONE DI GRECO di Tucidide

Ἐπειδὴ δὲ ἐπύθοντο οἱ Κερκυραῖοι τὴν παρασκευήν, ἐλθόντες ἐς Κόρινθον μετὰ Λακεδαιμονίων καὶ Σικυωνίων πρέσβεων, οὓς παρέλαβον, ἐκέλευον Κορινθίους τοὺς ἐν Ἐπιδάμνῳ φρουρούς τε καὶ οἰκήτορας ἀπάγειν, ὡς οὐ μετὸν αὐτοῖς Ἐπιδάμνου. εἰ δέ τι ἀντιποιοῦνται, δίκας ἤθελον δοῦναι ἐν Πελοποννήσῳ παρὰ πόλεσιν αἷς ἂν ἀμφότεροι ξυμβῶσιν· ὁποτέρων δ’ ἂν δικασθῇ εἶναι τὴν ἀποικίαν, τούτους κρατεῖν. ἤθελον δὲ καὶ τῷ ἐν Δελφοῖς μαντείῳ ἐπιτρέψαι. -->

Giunta notizia di tali preparativi, i Corciresi si recarono a Corinto, accompagnati dagli ambasciatori spartani e di Sicione che avevano preso con sé e intimarono ai Corinzi di richiamare indietro le guarnigioni da Epidamno e i loro coloni, poiché Epidamno non era terra che li riguardasse. Se però i Corinzi ritenevano di poter avanzar qualche pretesa, erano disposti ad accogliere le decisioni di un arbitrato nel Peloponneso, presso la città su cui i contendenti si trovassero concordi. Riuscirebbe vincitrice quella delle due parti cui si decidesse di assegnare la colonia. Erano anche disposti a sottoporre la controversia all'oracolo di Apollo a Delfi. Erano decisi a non permettere la guerra: in caso diverso, si sarebbero visti costretti, dicevano, per la loro violenta condotta, a cercar di collegarsi con genti diverse dalle attuali alleate, e che a loro non piacevano, per ragioni di profitto. I Corinzi ribatterono: scenderebbero a trattati e solo a patto che fossero ritirati da Epidamno le navi e i contingenti barbari. Ma, in primo luogo, non era onorevole che gli uni subissero un assedio, e loro stessero a far discussioni. I Corciresi ripresero che solo se i Corinzi avessero richiamato da Epidamno i loro avrebbero accolto le proposte avanzate: erano anche pronti a questo, che le due parti rimanessero nelle posizioni occupate, si stilasse una tregua e si attendesse l'esito dell'arbitrato. I Corinzi non accolsero nessuna delle proposte fatte, ma dopo che le loro navi furono fornite di equipaggi ed erano giunti gli alleati, mandarono subito avanti un araldo, con la dichiarazione di guerra ai Corciresi salpando con settantacinque navi e duemila opliti fecero rotta su Epidamno, per attaccare i Corciresi: erano strateghi della flotta Aristeo figlio di Pellico, Callicrate figlio di Callia e Timanore figlio di Timante, e dell'esercito Archetimo figlio di Euritimo e Isarchida figlio di Isarco. Quando quelli furono all'altezza di Azio nella regione Anattoria, dove è sito il santuario di Apollo, all'imboccatura del golfo di Ambracia, i Corciresi mandarono loro incontro su una scialuppa un araldo, intimando di non proseguire la navigazione contro di loro. Intanto però equipaggiavano le navi, riparando le vecchie, che erano in grado di tenere il mare, e altre che avevano allestite. Come l'araldo tornò a riferire che dai Corinzi non si aspettassero alcun segno di pace, e le loro navi furono pronte in numero di ottanta (quaranta infatti partecipavano all'assedio di Epidamno), si portarono a ridosso del nemico, e messisi in formazione, diedero battaglia. Vinsero nettamente i Corciresi: affondarono quindici navi nemiche. Quel giorno stesso si verificò un ulteriore vantaggio per loro: quelli che assediavano Epidamno avevano costretto la città alla resa con le condizioni seguenti: gli stranieri venduti schiavi, i Corinzi prigionieri in catene, fino a che intervenisse una decisione diversa