GLI ATENIESI ATTACCANO L'ISOLA DI CITERA
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Greco nuova edizione - pag. 289 n. 143
inizio: Αθηναιοι δέ εν
fine: Σκανδειαν καλουμενης αιρουσι
Nella stessa estate, con una squadra di sessanta navi gli Ateniesi forti di duemila opliti e di uno scarso contingente di cavalleria fecero una spedizione contro Citera. Degli alleati mobilitarono pochi reparti di Milesi e alcuni corpi di diversa provenienza. Li dirigevano gli strateghi Nicia figlio di Nicerato, Nicostrato figlio di Diitrefo e Autocle, figlio di Tolmeo. Citera è un'isola sita di fronte alla Laconia, presso il capo Malea. Gli isolani sono Lacedemoni della classe dei perieci. Il potere era esercitato dal Citerodìce, un'autorità che passava sull'isola da Sparta ogni anno. Inoltre gli Spartani vi dislocavano sempre una guarnigione di opliti ed avevano molto a cuore questo lembo di terra di cui si servivano come scalo per il traffico mercantile in partenza dai porti dell'Egitto e della Libia; al tempo stesso era un valido argine alle incursioni dei pirati contro le località della Laconia rivolte al mare, l'unica parte di quella regione che poteva essere vittima dei loro assalti. Poiché, in tutta la sua estensione, l'isola si protende verso il mare di Sicilia e di Creta. Gli Ateniesi con la loro armata approdarono all'isola e con dieci navi, impiegando una colonna di duemila opliti milesi occuparono la città di nome Scandia, ubicata sulla costa. Gli altri reparti presero terra sulla spiaggia dell'isola orientata verso il promontorio Malea: di lì iniziarono la marcia verso la città dei Citeresi, che non sorge sul mare. Si trovarono subito di fronte i cittadini schierati in campo con gli effettivi al completo, già in ordine di battaglia.