Irruzione a Platea di un contingente tebano
VERSIONE DI GRECO di tucidide
TRADUZIONE dal libro Taxis il nuovo n. 3 pag. 31
TRADUZIONE

Erano trascorsi cinque mesi dalla battaglia di Potidea, quando, all'avvento della primavera, un drappello di circa trecento soldati tebani (guidati dai beotarchi Pitangelo, figlio di Filide e Diemporo, figlio di Onetoride) irruppero armati in Platea, città della Beozia alleata d'Atene, nell'ora del sonno più profondo. Avevano trovate le porte della città aperte da quegli stessi uomini di Platea che li avevano chiamati, vale a dire Nauclide e i suoi seguaci. Il movente di costoro era di accrescere il loro personale potere, distruggere la parte politica che li osteggiava, e consegnare Platea alla soggezione tebana. Fungeva da intermediario in questo complotto Eurimaco, figlio di Leontiade, uno dei personaggi tebani più influenti.