Le DOTI DI ALESSANDRO MAGNO
VERSIONE DI GRECO DI ARRIANO
TRADUZIONE DAL LIBRO didaxis
καὶ τὸν θυμὸν τοῖςστρατιώταις ἐπᾶραι καὶ ἐλπίδων ἀγαθῶν ἐμπλῆσαι καὶτὸ δεῖμα ἐν τοῖς κινδύνοις τῷ ἀδεεῖ τῷ αὑτοῦ ἀφανίσαι͵ξύμπαντα ταῦτα γενναιότατος. καὶ οὖν καὶ ὅσα ἐντῷ ἐμφανεῖ πρᾶξαι͵ ξὺν μεγίστῳ θάρσει ἔπραξεν͵ ὅσατε φθάσας ὑφαρπάσαι τῶν πολεμίων͵ πρὶν καὶ δεῖσαίτινα αὐτὰ ὡς ἐσόμενα͵ προλαβεῖν δεινότατος· καὶ τὰμὲν ξυντεθέντα ἢ ὁμολογηθέντα φυλάξαι βεβαιότατος͵πρὸς δὲ τῶν ἐξαπατώντων μὴ ἁλῶναι ἀσφαλέστατος͵χρημάτων τε ἐς μὲν ἡδονὰς τὰς αὑτοῦ φειδωλότατος͵ἐς δὲ εὐποιΐαν τῶν πέλας ἀφθονώτατος. Εἰ δέ τι ἐπλημμελήθη Ἀλεξάνδρῳ δι΄ ὀξύτητα ἢὑπ΄ ὀργῆς͵ ἢ εἴ τι ἐς τὸ ὑπερογκότερον προήχθη βαρβαρίσαι͵ οὐ μεγάλα τίθεμαι ἔγωγε͵ εἰ τὴν νεότητά τέτις τὴν Ἀλεξάνδρου μὴ ἀνεπιεικῶς ἐνθυμηθείη καὶ τὸδιηνεκὲς τῆς εὐτυχίας καὶ τοὺς πρὸς ἡδονήν͵ οὐκ ἐπὶτῷ βελτίστῳ͵ τοῖς βασιλεῦσι ξυνόντας τε καὶ ἐπὶ κακῷξυνεσομένους· ἀλλὰ μεταγνῶναί γε ἐφ΄ οἷς ἐπλημμέλησε μόνῳ οἶδα τῶν πάλαι βασιλέων Ἀλεξάνδρῳὑπάρξαι ὑπὸ γενναιότητος. οἱ δὲ πολλοί͵ εἰ καί τιἔγνωσαν πλημμελήσαντες͵ οἱ δὲ τῷ προηγορεῖν αὐτοῦ͵ὡς καλῶς δὴ πραχθέντος͵ ἐπικρύψειν οἴονται τὴνἁμαρτίαν͵ κακῶς γιγνώσκοντες. μόνη γὰρ ἔμοιγε δοκεῖἴασις ἁμαρτίας ὁμολογεῖν τε ἁμαρτόντα καὶ δῆλον εἶναιἐπ΄ αὐτῷ μεταγιγνώσκοντα͵ ὡς τοῖς τε παθοῦσί τι ἄχαριοὐ πάντῃ χαλεπὰ τὰ παθήματα φαινόμενα͵ εἰ ὁ δράσαςαὐτὰ ξυγχωροίη ὅτι οὐ καλὰ ἔδρασεν͵ αὐτῷ τέ τινιἐς τὸ μέλλον ταύτην ἐλπίδα ἀγαθὴν ὑπολειπομένην͵μή ποτε ἂν παραπλήσιόν τι ἁμαρτεῖν͵ εἰ τοῖς πρόσθεν
πλημμεληθεῖσιν ἀχθόμενος φαίνοιτο. ὅτι δὲ ἐς θεὸντὴν γένεσιν τὴν αὑτοῦ ἀνέφερεν͵ οὐδὲ τοῦτο ἐμοὶδοκεῖ μέγα εἶναι αὐτῷ τὸ πλημμέλημα͵ εἰ μὴ καὶσόφισμα ἦν τυχὸν ἐς τοὺς ὑπηκόους τοῦ σεμνοῦ ἕνεκα
E nel sollevare l'animo dei soldati, riempirli di buone speranze, togliere loro la paura nei pericoli, mostrandosi lui stesso impavido, in tutto questo eccelleva grandemente. E dunque, quando era manifesto ciò che si doveva fare, egli dispiegava nell'azione il più grande coraggio; quando, invece, si doveva ghermire una vittoria prevenendo i nemici, era abilissimo nel colpire prima ancora che qualcuno potesse temere ciò che sarebbe accaduto. Nel rispetto dei patti e degli accordi fu fidatissimo, e sicuro nel non farsi prendere in trappola dagli ingannatori. Risparmiava il denaro se si trattava dei propri piaceri, ma ne era prodigo per fare del bene a chi gli era vicino. Se qualche errore Alessandro ha commesso per precipitazione o per ira, o se fu spinto in modo troppo arrogante a imitare i costumi dei barbari, non la giudico una cosa importante, se si considera non senza indulgenza la giovinezza di Alessandro, la continuità della sua buona fortuna e la presenza di quei cortigiani disposti sempre ad adulare i re e non a migliorarli, e che sempre saranno uniti ai re per il loro danno. Però, tra i re antichi io so che solo ad Alessandro la nobiltà dell'indole permise di pentirsi degli errori che aveva commesso I più invece se anche sono consapevoli di essersi comportati mal credono di nascondere il proprio errore col difenderlo sostenendo di aver agito giustamente. ma pensano male unico rimedio ad un errore è ammetterlo e mostrarsene pentiti. Così a chi ha subito un'ingiustizia non
sembrano del tutto insopportabili le proprie sofferenze, se chi lo ha offeso riconosce di avere agito male, e a costui per il futuro resta una buona speranza di non cadere in una colpa simile, se si mostra addolorato degli errori passati. Quanto poi al fatto che Alessandro rìconduceva la propria nascita a un dio, neppure questa mi sembra una grave colpa, se non era forse un espediente per apparire agli occhi dei sudditi più degno di rispetto.