E Δαμόφιλός τις ἦν Ἐνναῖος, τὴν δ' οὐσίαν μεγαλόπλουτος, ὑπερήφανος δὲ τὸν τρόπον. οὗτος κακῶς εἰς ὑπερβολὴν ἐκέχρητο τοῖς δούλοις,.... ταῖς δ' οἰκίαις ἐπεισελθόντες πλεῖστον φόνον εἰργάζοντο, μηδ' αὐτῶν τῶν ὑπομαζίων φειδόμενοι.

C'era un certo Damofile di Enna ricchissimo di sostanze, superbo d'indole. Costui trattava estremamente ( εἰς ὑπερβολήν) male gli schiavi anche la moglie Megallide faceva a gara (lett. contendeva) con il marito (τἀνδρί crasi per τῳ ἀνδρί) nell'infliggere una punizione disumana sugli schiavi. (lett. Contendeva con il marito la punizione e altra inumanità sugli schiavi. ) Esasperati da queste cose gli oltraggiati concordavano tra loro a favore della rivolta e sull'omicidio dei padroni. Ed andarono (lett. andando) da Euno per domandargli se la deliberazione era ammessa dinanzi agli dei. Questi con ciarlaneria, come era solito, rispondeva loro (lett. participio rispondendogli) che lo permettevano. Subito dunque radunarono quattrocento tra i servi e (ὠς ἄν) quando il tempo era opportuno, armati irruppero nella città di Enna, marciando Euno alla loro testa che fingeva con questi le fiamme del fuoco. Entrati nelle case causavano una grandissima strage, e non risparmiarono (risparmiando) nessuno dei loro lattanti.