DETTI DI ARISTOTELE
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
TRADUZIONE dal libro Gymnasion - pag. 110 n. 175

Αριστοτελης ερωτηθεις τι περιγιγνεται κερδος τοις ψευδομενοις· «Οταν», εφη, «λεγωσιν αληθειαν, μη πιστευεσθαι». Ονειδιζομενος ποτε οτι πονηρω ανθρωπω ελεημοσυνην παρεσχεν· «Ου τον τροπον, »ειπεν, «αλλα τον ανθρωπον ηλεησα». Της παιδειας εφη τας μεν ριζας ειναι πικρας, γλυκεις δε τους καρπους. Ερωτηθεις τι γηρασκει ταχυ· «Χαρις» εφη. Και τι εστιν ελπις· «Εγρηγοροτος», ειπεν, «ενυπνιον». Τριων εφη δειν παιδειαν, φυσεως, μαθησεως, ασκησεως. Ερωτηθεις τινι διαφερουσιν οι παιδεια χρωμενοι των απαιδευτων· «Οσω», ειπεν, «οι ζωντες των τεθνηκοτων». Την παιδειαν ελεγεν εν μεν ταις ευτυχιαις ειναι κοσμον, εν δε ταις ατυχιαις καταφυγην. Προς τον καυχωμενον ως απο μεγαλης πολεως ειη· «Ου τουτο», εφη, «δει σκοπειν, αλλ' οστις μεγαλης πατριδος αξιος εστιν».

Aristotele, interrogato su quale guadagno ci sia per gli ingannatori, disse: "Quando dicono la verità, non vengono creduti". Essendo stato allora rimproverato di mostrare compassione a un uomo malvagio, disse: "Non ho compassione dell'atteggiamento ma dell'uomo". Disse che le radici dell'educazione sono aspre, e che i frutti sono dolci. Interrogato su cosa invecchiasse velocemente, rispose: "La gratitudine". E (interrogato) su cosa fosse la speranza, disse: "Il sogno di chi è sveglio". Diceva che l'educazione aveva bisogno di tre cose: indole naturale, apprendimento ed esercizio. Interrogato (su) in che cosa si distinguono quelli che avevano educazione da coloro che non l'avevano, rispose: "Quanto i vivi (si distinguono) dai morti". Diceva che l'educazione era la misura per i successi e (fosse) riparo negli insuccessi. Rivolto ad uno che si vantava poiché era di (proveniva da) una grande città, disse: "Non bisogna guardare questo, ma chi è degno di una grande patria. "