Postquam Caesaris classis ad Britanniae oras appropinquaverat, nostris militibus cunctantibus...

Dopo che la flotta di Cesare si era avvicinata alle coste della Britannia, mentre i nostri soldati esitavano (abl.ass.) specialmente per la profondità del mare, l'aquilifero della decima legione, implorati con insistenza gli Dei perché l'impresa risultasse con un buon esito per la legione, disse: "Scendete o soldati, se non volete consegnare l'aquila ai nemici; io avrò certamente fatto il mio dovere verso lo Stato e verso il generale". Dopo aver detto queste parole a gran voce, si gettò dalla nave e fece un attacco contro il nemico. Allora i nostri, incoraggiandosi fra di loro a non permettere  un così grande disonore, saltarono giù tutti quanti dalla nave. Si combatté accanitamente da entrambe le parti. Tuttavia i nostri, poiché non potevano né mantenere le schiere né accompagnare le insegne militari, erano intensamente turbati. I nemici, invece, essendogli conosciuti tutti i fondali, quando dalla costa vedevano i soldati che scendevano dalla nave, spronati i cavalli (abl. ass. ), aggredivano quelli che erano in difficoltà. Quando Cesare, si accorse di ciò ordinò di riempire con soldati le navi da ricognizione, e le inviava in soccorso a quelli che erano in pericolo. I nostri, non appena si posizionarono sulla riva, raggiunti tutti i loro, fecero un assalto sui nemici e li costrinsero alla fuga. Versione tratta da Cesare