Ibi in hanc sententiam locutum esse Quinctium accipio: «Etsi nullius noxae conscius sum, tamen cum pudore...Qui finis erit discordiarum? Hostem nemo submovit: in nos viri, in nos armati estis!»
In questa situazione (ibi) sono venuto a sapere che in questo discorso Quinto disse: "Benché io non sia reo di alcun misfatto, tuttavia mi presento al vostro cospetto con estrema vergogna. Mi vergogno che voi sappiate questo, che questo sarà tramandato nella memoria dei posteri: (che sappiate che) gli Equi e i Volsci sono arrivati armati impunemente alle porte della città di Roma. Quindi chi hanno disprezzato i più vili dei nemici? Noi consoli o voi Quiriti? Se è nostra la colpa, sottraete il comando coloro che non ne sono degni e, se questa cosa è troppo poco, oltre a questa preparategli una punizione: se è dentro di voi, non vi sia nessuno tra gli dei né tra gli uomini che punisca le vostre colpe, o Quiriti: dispiaccia soltanto a voi stessi di esse. Quelli, da noi tante volte sconfitti e messi in fuga, non hanno disprezzato la vostra debolezza, né hanno confidato nel loro valore: la discordia tra le classi è il veleno di questa città, i contrasti tra i patrizi e la plebe, mentre voi avete fastidio dei i magistrati patrizi, noi dei plebei, che hanno risollevato i loro animi. In nome degli dei, cosa volete per voi? Avete desiderato i tribuni della plebe; li abbiamo concessi per la concordia. Avete desiderato i triumviri; abbiamo permesso che fossero eletti. Vi siete stancati dei decemviri; abbiamo costretto (questi) a lasciare la carica. Avete voluto che si eleggessero per la seconda volta i tribuni della plebe; li avete eletti. Quale sarà la fine delle discordie? Nessuno ha allontanato il nemico: Solo contro di noi voi siete (dei veri) uomini, solo contro di noi impugnate le armi (lett. siete armati).
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