Orpheus, natione Thracius, Apolline et Calliope natus, primus omnium fidibus cecinisse traditur. Cum cognoscendi ardore maxime flagraret, in Aegyptum se contulit ut sacerdotes et sapientes illius nationis adiret ad rerum cognitionem adipiscendam. Ibi multa didicit de religionibus, de scelerum expiatione, de cultu mortorum, de reliquis omnibus rebus, quae ad inferos superosque peritinent. Iis omnibus cognitionibus praeditus atque ornatus in patriam revertit ut cives suos ad humaniorem civilioremque cultum vitae perduceret. Quibus rebus dum studiosius incumbit, Euryducem dilectissimam uxorem amisit, morsu venenato viperae subita morte exsinctam. Crudeli Euryduces fato ita Orpheus perturbatus est ut non solum dolorem suum in cantum et lacrimas effuderit, sed etiam uxorem revisendi causa id ausus sit quod vix credibile videtur. Nam ad inferos descendit et vocis suae et fidium dulcedine inexorabilis Plutonis animum flectere nisus est, tanti amoris admiratione ad misericordiam motus, ei uxorem reddidit hac condicione ut in itinere ad superos rediens eam non respiceret. Promisit ille, sed impotenti desiderio eam vivendi non temperavit: sic ea statim evanuit et in tenebras dilapsa est.

Si tramanda che per primo fra tutti avesse suonato la lira Orfeo, Tracio di nascita, nato da Apollo e Calliope. Poichè ardeva fortemente dal desiderio di conoscere, si recò in Egitto per frequentare i sacerdoti e i saggi di quel popolo per conseguire la conoscenza delle cose. Lì imparò molte cose (discipline) sui culti religiosi, sull'espiazione dei delitti, sul culto dei morti, su tutte le altre discipline, che riguardano gli dèi inferi e superi. Fornito e preparato in tutte queste conoscenze ritornò in patria per condurre i suoi concittadini ad un tenore di vita più civile ed umano. E mentre si applicava con parecchio impegno in queste occupazioni, perse l'amatissima sposa Euridice, spenta da un'improvvisa morte dovuta al morso avvelenato di una vipera. Orfeo fu a tal punto turbato dal crudele destino di Euridice che non solo espresse il suo dolore nel canto e nelle lacrime, ma osò anche, per rivedere la sposa, ciò che a stento sembra credibile. Infatti scese tra gli Inferi e si sforzò di piegare l' animo dell'inflessibile Plutone con la dolcezza della sua voce e della lira. Plutone, spinto alla pietà dall'ammirazione di un così grande amore, gli restituì la moglie a questa condizione, che, ritornando verso il nostro mondo, durante il percorso non si voltasse a guardarla. Egli lo promise, ma non rinunciò allo sfrenato desiderio di vederla: così essa subitò svanì e scivolò nelle tenebre.