Scipione Africano patris et patrui memoriam gladiatorio munere Carthagine Nova celebrante, duo regis filii, nuper patre mortuo, in harenam processerunt pollicitique sunt ibi de regno proeliaturos(esse), quo spectaculum illudinlustrius pugna sua facerent. Cum Scipio eos monuisset ut verbis quam ferro diiudicare mallent uter regnare deberet, ac iam maior natu consilio eius obtemperaret, minor natu corporis viribus fisus in amentia perstitit initoque certamine propter pertinacioremimpietatem morte punitus est. Tum Scipio exclamavit se numquam dubitavisse quin verbum ferro praestare

Mentre Scipione l'Africano celebrava, a Cartagena, il ricordo del padre e dello zio paterno (entrambi defunti) con l'allestimento di uno spettacolo di lotta tra gladiatori, i due figli del re -essendo il (loro) padre morto da poco - s'avanzarono nell'arena e giurarono che avrebbero lì combattuto per il regno, in modo da dare maggiore lustro, col loro combattimento, a quell'evento. Dopo che Scipioneli ebbe ammoniti a voler decidere con le parole, piuttosto che con le armi, chi dei due dovesse regnare, mentre il maggiore si mostrava già d'accordo a quella soluzione avanzata di lui, il più piccolo - fidando nella propria prestanza fisica perseverò nel folle proposito e, dato inizio al combattimento, scontò con la morte l' ostinata empietà. Al che, Scipione esclamò di non aver mai dubitato che le parole valessero più delle armi.