In questo episodio, Cesare, dopo aver respinto i Pompeiani in fuga nel loro accampamento, esorta i suoi soldati a sfruttare l'occasione per attaccare. Nonostante il caldo e la stanchezza, i cesariani obbediscono e assaltano il campo, difeso dai presidi rimasti e dagli ausiliari barbari. I soldati pompeiani, ormai terrorizzati e sconfitti, abbandonano la difesa e si rifugiano sulle montagne vicine. L'opera esalta l'abilità strategica di Cesare e il suo controllo sull'esercito, ma è anche un racconto politico per giustificare le sue azioni nella guerra civile. Il brano è tratto dal De Bello Civili di Gaio Giulio Cesare, un'opera in tre libri che narra la guerra civile tra Cesare e Pompeo (49-48 a. C. ).
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