Dopo che dagli esploratori venne riferito che i Galli si erano stabiliti ai piedi del monte, Cesare inviò dei soldati a scoprire come fosse la conformazione del monte e come, nel perimetro, la via per salire. Venne riferito che era facile. Ordina che Labieno risalga la vetta più alta del monte con due legioni e con quei comandanti che avevano imparato la strada. Egli, a partire dal quarto turno di guardia, per quella medesima strada, per la quale erano andati i nemici, si dirige verso di loro, e manda davanti a sé tutta la cavalleria. P. Considio, che era considerato espertissimo di tattica militare, viene mandato in avanscoperta insieme agli esploratori. All'alba, mentre la cima del monte era occupata da Labieno, Cesare ingaggiò la battaglia. I soldati per mezzo dei giavellotti scagliati da un luogo più alto, scompigliarono facilmente la falange dei nemici; dopo che quella era stata scompigliata, impugnate le spade, fecero un assalto contro di loro. La parte più grande dei Galli, stremata dalle ferite, si volse indietro, e, poiché il monte era nei pressi, si portò lì. Dopo che si era combattuto per lungo tempo, i Romani si impossessarono dell'accampamento dei nemici.