Μη τοινυν, ην δ' εγω, μηδε ταδε πειθωμεθα μηδ' εωμεν λεγειν, ως Θεσευς Ποσειδωνος υος Πειριθους τε Διος ωρμηησαν... - ουκ οιει; (Platone)

TRADUZIONE LIBERA

"Né diamo ascolto né possiamo affermare queste cose, " continuai "ossia, che Teseo, figlio di Poseidone, e Piritoo, figlio di Zeus si abbandonarono così a terribili rapimenti, né nessun altro figlio di divinità e eroe avrebbe osato compiere azioni criminali e empie quali quelle che ora vengono falsamente attribuite loro; ma costringiamo i poeti ad affermare che queste azioni o non sono opera loro oppure che essi non sono figli di dei, ma non dire l'una e l'altra cosa insieme, e a non tentare di persuadere i giovani che gli dei generano mali e gli eroi non sono affatto migliori degli uomini; infatti, come dicevamo prima, questi racconti non sono né pii né veritieri; infatti, abbiamo dimostrato che è impossibile che dagli dei vengano i mali. [...]Perciò bisogna smetterla con questi miti, perché non producano nei giovani una forte inclinazione a commettere il male". "Senza dubbio", Comide dunque disse. "Bene, quale genere di discorsi ci resta da determinare se è lecito o no? Abbiamo precisato come bisogna parlare sugli dèi, dei demoni, degli eroi e del mondo dell'Ade". "Dunque", disse. "Non resterebbe quindi quello che concerne gli uomini?" "è evidente". "Questo però, amico, non possiamo stabilirlo, almeno per il momento". "Perché?" "Perché diremo, penso, che i poeti e i narratori parlano degli uomini nel modo più sbagliato, affermando che molti ingiusti sono felici e i giusti sono infelici, e che il commettere ingiustizia giova, se non viene scoperto, mentre la giustizia è un bene per gli altri e un danno per se stessi; e noi vieteremo loro di parlare così, anzi ordineremo di cantare e raccontare il contrario di questo. Non credi?"