Apollodoro Biblioteca Libro I A 8, 2

ἐγέννησε δὲ Ἀλθαία παῖδα ἐξ Οἰνέως Μελέαγρον, ὃν ἐξ Ἄρεος γεγεννῆσθαί φασι. τούτου δ᾽ ὄντος ἡμερῶν ἑπτὰ παραγενομένας τὰς μοίρας φασὶν εἰπεῖν, τότε τελευτήσει Μελέαγρος, ὅταν ὁ καιόμενος ἐπὶ τῆς ἐσχάρας δαλὸς κατακαῇ. τοῦτο ἀκούσασα τὸν δαλὸν ἀνείλετο Ἀλθαία καὶ κατέθετο εἰς λάρνακα. Μελέαγρος δὲ ἀνὴρ ἄτρωτος καὶ γενναῖος γενόμενος τόνδε τὸν τρόπον ἐτελεύτησεν. ἐτησίων καρπῶν ἐν τῇ χώρᾳ γενομένων τὰς ἀπαρχὰς Οἰνεὺς θεοῖς πᾶσι θύων μόνης Ἀρτέμιδος ἐξελάθετο. ἡ δὲ μηνίσασα κάπρον ἐφῆκεν ἔξοχον μεγέθει τε καὶ ῥώμῃ, ὃς τήν τε γῆν ἄσπορον ἐτίθει καὶ τὰ βοσκήματα καὶ τοὺς ἐντυγχάνοντας διέφθειρεν. ἐπὶ τοῦτον τὸν κάπρον τοὺς ἀρίστους ἐκ τῆς Ἑλλάδος πάντας συνεκάλεσε, καὶ τῷ κτείναντι τὸν θῆρα τὴν δορὰν δώσειν ἀριστεῖον ἐπηγγείλατο. οἱ δὲ συνελθόντες ἐπὶ τὴν τοῦ κάπρου θήραν ἦσαν οἵδε· Μελέαγρος Οἰνέως, Δρύας Ἄρεος, ἐκ Καλυδῶνος οὗτοι, Ἴδας καὶ Λυγκεὺς Ἀφαρέως ἐκ Μεσσήνης, Κάστωρ καὶ Πολυδεύκης Διὸς καὶ Λήδας ἐκ Λακεδαίμονος, Θησεὺς Αἰγέως ἐξ Ἀθηνῶν, Ἄδμητος Φέρητος ἐκ Φερῶν, Ἀγκαῖος Κηφεὺς Λυκούργου ἐξ Ἀρκαδίας, Ἰάσων Αἴσονος ἐξ Ἰωλκοῦ, Ἰφικλῆς Ἀμφιτρύωνος ἐκ Θηβῶν, Πειρίθους Ἰξίονος ἐκ Λαρίσης, Πηλεὺς Αἰακοῦ ἐκ Φθίας, Τελαμὼν Αἰακοῦ ἐκ Σαλαμῖνος, Εὐρυτίων Ἄκτορος ἐκ Φθίας, Ἀταλάντη Σχοινέως ἐξ Ἀρκαδίας, Ἀμφιάραος Ὀικλέους ἐξ Ἄργους· μετὰ τούτων καὶ οἱ Θεστίου παῖδες. συνελθόντας δὲ αὐτοὺς Οἰνεὺς ἐπὶ ἐννέα ἡμέρας ἐξένισε· τῇ δεκάτῃ δὲ Κηφέως καὶ Ἀγκαίου καί τινων ἄλλων ἀπαξιούντων μετὰ γυναικὸς ἐπὶ τὴν θήραν ἐξιέναι, Μελέαγρος ἔχων γυναῖκα Κλεοπάτραν τὴν Ἴδα καὶ Μαρπήσσης θυγατέρα, βουλόμενος δὲ καὶ ἐξ Ἀταλάντης τεκνοποιήσασθαι, συνηνάγκασεν αὐτοὺς ἐπὶ τὴν θήραν μετὰ ταύτης ἐξιέναι. περιστάντων δὲ αὐτῶν τὸν κάπρον, Ὑλεὺς μὲν καὶ Ἀγκαῖος ὑπὸ τοῦ θηρὸς διεφθάρησαν, Εὐρυτίωνα δὲ Πηλεὺς ἄκων κατηκόντισε. τὸν δὲ κάπρον πρώτη μὲν Ἀταλάντη εἰς τὰ νῶτα ἐτόξευσε, δεύτερος δὲ Ἀμφιάραος εἰς τὸν ὀφθαλμόν· Μελέαγρος δὲ αὐτὸν εἰς τὸν κενεῶνα πλήξας ἀπέκτεινε, καὶ λαβὼν τὸ δέρας ἔδωκεν Ἀταλάντῃ. οἱ δὲ Θεστίου παῖδες, ἀδοξοῦντες εἰ παρόντων ἀνδρῶν γυνὴ τὰ ἀριστεῖα λήψεται, τὸ δέρας αὐτῆς ἀφείλοντο, κατὰ γένος αὑτοῖς προσήκειν λέγοντες, εἰ Μελέαγρος λαμβάνειν μὴ προαιροῖτο.

 

Altea generò un bambino, Melagro, da Oineo, che dicevano essere nato da Ares. Dicono che essendo quello di sette giorni le Moire convocate dissero che Meleagro sarebbe morto allora, quando il tizzone acceso sul braciere si fosse consumato. Avendo ascoltato ciò Altea tolse il tizzone e lo pose in una scatola. Ma allora che era un giovane forte e nobile morì in questo modo. Oimeo sacrificando a tutti gli dei le primizie dei frutti che spuntavano ogni anno nella regione, dimenticò soltanto Artemide. Infatti questa. essendo(si) adirata fece venire un cinghiale di straordinaria grandezza e forza che impediva il raccolto e che distruggeva le greggi e quello in cui si imbatteva. Per questo cinghiale convocò dalla Grecia tutti i più nobili e promise che avrebbe dato un dono straordinario a chi avesse ucciso la bestia. Quelli che giunsero per la caccia al cinghiale : Meleagro, figlio di Eneo, e Driante, figlio di Ares, che erano giunti dalla stessa Calidone; Ida e Linceo, i figli di Afareo, giunti da Messene; Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda, giunti da Sparta; Teseo, figlio di Egeo, giunto da Atene; Admeto, figlio di Ferete, da Pere; Anceo e Cefeo, figli di Licurgo, dall'Arcadia; Giasone, figlio di Esone, da Iolco; Ificle, figlio di Anfitrione, da Tebe; Piritoo, figlio di Issione, da Larissa; Peleo, figlio di Eaco, da Ftia; Telamone, figlio di Eaco, da Salamina; Euritione, figlio di Attore, da Ftia; Atalanta, figlia di Scheneo, dall'Arcadia; Anfiarao, figlio di Oicleo, da Argo. Arrivarono con loro anche i figli di Testio. Ospitò Eneo quelli che erano arrivati per nove giorni al decimo (giorno), poiché Cefeo, Anceo e alcuni altri si rifiutavano di uscire (per andare) a caccia con una donna, Meleagro, seppure aveva come coniuge Cleopatra, figlia di Ida e Marpessa, volendo avere dei figli anche da Atalanta, li obbligò ad uscire a caccia con questa. Dopo che ebbero circondato il cinghiale, Ileo e Anceo furono uccisi dalla fiera e Peleo colpì con la lancia involontariamente Euritione. Per prima Atalanta colpì il cinghiale con una freccia al dorso, e per secondo Anfiarao nel mezzo degli occhi. Meleagro poi, colpitolo al ventre, lo uccise e ottenuta la (sua) pelle la regalò ad Atalanta. Ma i figli di Testio, poiché disprezzavano il fatto che, pur essendo presenti uomini, una donna avesse il premio, le tolsero la pelle dicendo che spettava a loro per nascita se Meleagro non avesse scelto di tenersela. Meleagro, allora, infuriatasi, uccise i figli di Testio, e regalò la pelle ad Atalanta. Altea, addolorata dalla morte dei fratelli, accese il fuoco al tizzone e (quindi) Meleagro morì immediatamente.