Et primum M. Catoni vitam ad certam rationis normam derigenti et diligentissime perpendenti momenta officiorum omnium de officio meo respondebo. Negat fuisse rectum Cato me et consulem et legis ambitus latorem et tam severe gesto consulatu causam L. Murenae attingere. Cuius reprehensio me vehementer movet, non solum ut vobis, iudices, quibus maxime debeo, verum etiam ut ipsi Catoni, gravissimo atque integerrimo viro, rationem facti mei probem. A quo tandem, M. Cato, est aequius consulem defendi quam a consule? Quis mihi in re publica potest aut debet esse coniunctior quam is cui res publica a me iam traditur sustinenda magnis meis laboribus et periculis sustentata?
Per primo a Marco Catone che rigidamente ha informato la propria vita alle norme della ragione ed è scrupoloso saggiare di tutti i doveri, risponderò sul dovere a cui io adempio. Egli contesta che a me, console, e autore della legge sui brogli elettorali e reggitore austero del consolato, fosse legito assumere la difesa di Lucio Murena. Questa sua censura fortemente mi spinge a dare ragione del mio operato a voi nn solo, o giudici, ai quali soprattutto io lo debbo, ma a Catone stesso, uomo di somma autorità e di vierttù. Da chi mai o Catone può essere più giustamente difeso un console se non da un console? Chi può chi deve essere nella repubblica più caro al mio cuore di costui al quale io la consegno tenuta viva da me con duro travaglio e rischio, perché a sua volta tale la conservi?