Omnia sunt misera in bellis civilibus, sed nihil miserius et tristius quam ipsa victoria, quae, etiamsi ad meliores venit, eos ferociores et impotentiores reddere solet. Permulta enim victori, etiam invito, facienda sunt, quamvis multo atrociora quam in bello externo, ut arbitrio eorum, per quos vicit, faveat. Igitur, si fuit magni animi non esse supplicem victori, vide ne sit superbi animi aspernari eiusdem liberalitatem. Nunc, enim, nullus locus tibi dulcior esse debet patria, nec eam diligere minus debes, quod deformior est, sed misereri potius, nec eam, multis claris viris orbatam, privare etiam aspectu tuo. Si sapientis est carere patria potius quam arma contra cives capere, duri animi est diutius patriam non desiderare. Denique, si ista tibi vita commodior esse videtur, cogitandum est ut tutior etiam sit; tuum est igitur quam optime consulere et incolumitati et vitae tuae.
Tutte le cose sono penose nelle guerre civili, ma nulla è più penoso della stessa vittoria che, sebbene accada ai migliori, li rende più feroci e prepotenti: infatti dopo la vittoria, il vincitore Infatti il vincitore, anche contro voglia, deve compiere molte cose, per quanto molto più atroci che in una guerra esterna, per favorire l'arbitrio di coloro, per mezzo dei quali ha vinto. Dunque, se è stato tipico di un animo grande non essere supplichevole nei confronti del vincitore, bada che non sia tipico di un animo superbo disdegnare la liberalità dello stesso. Infatti, ora nessun luogo ti deve essere più piacevole della patria, e non devi amarla di meno per il fatto che è più deturpata, ma aver pietà, e non privarla, orfana di molti uomini illustri, anche del tuo sguardo. Se è proprio del saggio tenersi lontano dalla patria piuttosto che prendere le armi contro i concittadini, è proprio di un animo duro non sentire la mancanza della patria. Infine, se questa vita ti sembra essere più conveniente, si deve pensare che sia anche più sicura; dunque spetta a te provvedere nel modo migliore possibile sia alla tua incolumità sia alla tua vita.