L. Calpurnius Piso, Dyrrachium ut venit decedens a Macedonia, obsessus est ab iis ipsis militibus quos dimiserat et dissipaverat. Quibus cum iuratus adfirmasset se quae deberentur postero die persoluturum, domum se abdidit; inde nocte in tempesta crepidatus veste servili navem conscendit Brundisiumque vitavit et ultimas Hadriani maris oras petivit, cum interim Dyrrachii milites domum, in qua istum esse arbitrabantur, obsidere coeperunt et, cum latere hominem putarent, ignes circumdederunt. Quo metu commoti Dyrrachini profugisse noctu crepidatum imperatorem indicaverunt. Illi autem statuam istius persimilem, quam stare celeberrimo in loco voluerat, deturbant, adfligunt, comminuunt, dissipant. Sic odium, quod in ipsum attulerant, id in eius imaginem ac simulacrum profuderunt.

L. Calpurnio Pisone, non appena arrivato a Dirrachio provenendo dalla Macedonia fu braccato da quegli stessi soldati che lui aveva licenziato e mandato alla ventura. Dopo aver affermato con un giuramento che il giorno dopo li avrebbe risarciti di quanto loro spettava, si chiuse nella (sua) casa. Quindi, nel cuore della notte in sandali e con abiti servili, s'imbarcò, evitò Brindisi e si diresse alla volta delle estreme spiagge dell'Adriatico, mentre nel frattempo a Durazzo (cioè Dirrachio) i soldati presero a circondare la casa in cui ritenevano si trovasse, e, sospettando che l'uomo si nascondesse (in questa casa), le diedero fuoco. Gli abitanti di Durazzo, impauriti da un simile gesto, confessarono che il generale si era dato alla fuga, durante la notte, in sandali. Quelli, allora, prendono ad abbattere la statua, molto simile a questo (cioè simile a Pisone) che lui (Pisone) aveva voluto fosse eretta in una zona molto frequentata: le si gettano contro, la fanno a pezzi, la sfregiano. In questo modo, riversarono contro la sua immagine l'odio che avevano accumulato nei confronti della sua persona.