Ego si Scipionis desiderio me moveri negem, quam id recte faciam viderint sapientes; sed certe mentiar. Moveor enim tali amico orbatus, qualis, ut arbitror, nemo umquam erit, ut confirmare possum, nemo certe fuit. Sed non egeo medicina; me ipse consolor, et maxime illo solacio, quod eo errore careo quo amicorum decessu plerique angi solent. Nihil mali accidisse Scipioni puto; mihi accidit, si quid accidit; suis autem incommodis graviter angi, non amicum, sed se ipsum amantis est.
Se dicessi di non soffrire per il rimpianto per Scipione, giudichino i saggi quanto a ragione io lo farei; ma indubbiamente sarei falso. Sono commosso, infatti, privato di un tale amico, come, come penso, nessuno sarà mai; nessuno, di sicuro, lo è stato, come posso confermare. Ma non ho bisogno di conforto, mi consolo da me, e soprattutto con quella consolazione che non commetto l’errore a causa del quale la maggior parte delle persone è solita essere afflitta dalla morte degli amici. Credo che a Scipione non sia accaduto nulla di male. A me è accaduto, se qualcosa è successo; soffrire intensamente per gli eventi negativi personali non è proprio di chi vuol bene all’amico, ma a se stesso