Illa autem sapientia, quam principem (virtutum) dixi, rerum est divinarum et humanarum scientia, in qua continetur deorum et hominum communitas et societas inter ipsos; ea si maxima est, ut est, certe necesse est, quod a communitate ducatur officium, id esse maximum. etenim cognitio contemplatioque naturae manca quodam modo atque incohata sit, si nulla actio rerum consequatur. ea autem actio in hominum commodis tuendis maxime cernitur; pertinet igitur ad societatem generis humani; ergo haec cognitioni antenponenda est.
Dunque quella sapienza che io ho denominato principe (delle virtù) altro non è che la scienza delle cose divine e umane e in sé comprende gli scambievoli rapporti tra gli dèi e gli uomini e le relazioni degli uomini tra di loro. Ora se questa virtù è com'è senza dubbio la maggiore fra tutte ne viene di necessità che il dovere che dall'umana convivenza deriva è fra tutti il maggiore. E invero la conoscenza e la contemplazione dell'universo è in certo qual modo manchevole e imperfetta se nessun'azione pratica la segue. Ma l'azione pratica si esplica soprattutto nella difesa dei beni comuni a tutti gli uomini; riguarda dunque la convivenza del genere umano. L'azione pertanto è da anteporre alla scienza