Cum optatissimum nuntium accepissem te mihi quaestorem obtigisse, eo iucundiorem mihi eam sortem sperabam fore quo diutius in provincia mecum fuisses. Magni enim videbatur interesse ad eam necessitudinem quam nobis fors tribuisset consuetudinem quoque accedere. Postea, cum mihi nihil neque a te ipso neque ab ullo alio de adventu tuo scriberetur, verebar ne ita caderet, quod etiam nunc vereor, ne, ante quam tu in provinciam venisses, ego de provincia decederem. Accepi autem a te missas litteras in Cilicia, cum essem in castris, a. d. X Kal. Quint. , scriptas humanissime, quibus facile et officium et ingenium tuum perspici posset; sed neque unde nec quo die datae essent aut quo tempore te exspectarem significabant, nec is qui attulerat a te acceperat, ut ex eo scirem quo ex loco aut quo tempore essent datae. Quae cum essent incerta, existimavi tamen faciendum esse ut ad te statores meos et lictores cum litteris mitterem. Quas si satis opportuno tempore accepisti, gratissimum mihi feceris si ad me in Ciliciam quam primum veneris. Nam quod ad me Curius, consobrinus tuus, mihi, ut scis, maxime necessarius, quod item C. Vergilius, propinquus tuus, familiarissimus noster, de te accuratissime scripsit, valet id quidem apud me multum, sicuti debet hominum amicissimorum diligens commendatio, sed tuae litterae de tua praesertim dignitate et de nostra coniunctione maximi sunt apud me ponderis. Mihi quaestor optatior obtingere nemo potuit. Quam ob rem quaecumque a me ornamenta ad te proficiscentur, ut omnes intellegant a me habitam esse rationem tuae maiorumque tuorum dignitatis. Sed id facilius consequar si ad me in Ciliciam veneris. Quod ego et mea et rei publicae et maxime tua interesse arbitror.
Quando ho ricevuto la sospiratissima notizia che mi eri toccato tu come questore, speravo che, quanto più tu ti fossi trattenuto con me in provincia, tanto maggiore sarebbe stato il piacere ricavato da quel sorteggio. Perché ritenevo molto importante aggiungere al legame che la sorte aveva stabilito fra noi anche un rapporto di tipo personale. Ma il tempo passava, senza che mi giungesse notizia del tuo arrivo né da te né da altri; e allora cominciai a temere, e lo temo tuttora, che mi potesse capitare di dover lasciare la provincia prima ancora che in provincia tu abbia messo piede. E' vero che ho ricevuto una lettera da parte ttua nel mio accampamento in Cilicia, il 21 giugno. Si tratta di una lettera assai cortese, che lascia trasparire chiaramente il tuo senso del dovere e il tuo talento; ma ssa non contiene alcuna indicazione del luogo e della data di spedizione, né di quando io debba aspettarti. E, d'altra parte chi me l'ha recapitata non l'ha ricevuta da te, e così da lui non ho potuto sapere né da dove né quando tu me l'hai spedita. In tanta incertezza, ritengo opportuno inviarti i miei attendenti e littori con una mia lettera. Se la riceverai abbastanza per tempo, mi farai cosa infinitamente gradita se mi raggiungerai al più presto in Cilicia. Tuo cugino Curio, che, come ben sai, è in rapporti assai stretti con me, e allo stesso modo Gaio Virgilio, tuo parente e tra i miei amici più intimi, mi hanno scritto di te con tutta l'attenzione possibile. Le loro parole hanno grande valore per me, com'è giusto che ne abbia la calorosa raccomandazione di simili amici. Ma la tua lettera mi ha fatto un'impressione ancora più positiva, specie là dove parli del tuo buon nome e degli stretti rapporti che nasceranno tra noi. A me non poteva toccare un questore più gradito. Perciò tutto quello che potrò fare per significarti la mia considerazione io lo farò, perché la gentecomprenda in quale conto io tenga il tuo prestigio e quello della tua famiglia. Ma ciò mi sarà più facile se mi raggiungerai in Cilicia. E questo, credo, sarà conforme all'interesse mio e dello stato, ma soprattutto al tuo.