Turpe enim esse existimo me non ita ferre casum meum, ut tu, tali sapientia praeditus, ferendum putas; sed opprimor interdum et vix resisto dolori, quod ea me solatia deficiunt, quae ceteris, quorum mihi exempla propono, simili in fortuna non defuerunt: nam et Q. Maximus, qui filium consularem, clarum virum et magnis rebus gestis, amisit, et L. Paullus, qui duo septem diebus, et vester Gallus et M. Cato, qui summo ingenio, summa virtute filium perdidit, iis temporibus fuerunt, ut eorum luctum ipsorum dignitas consolaretur ea, quam ex re publica consequebantur; mihi autem amissis ornamentis iis, quae ipse commemoras quaeque eram maximis laboribus adeptus, unum manebat illud solatium, quod ereptum est: non amicorum negotiis, non rei publicae procuratione impediebantur cogitationes meae, nihil in foro agere libebat, aspicere curiam non poteram, existimabam, id quod erat, omnes me et industriae meae fructus et fortunae perdidisse: sed, cum cogitarem haec mihi tecum et cum quibusdam esse communia, et cum frangerem iam ipse me et cogerem illa ferre toleranter, habebam, quo confugerem, ubi conquiescerem, cuius in sermone et suavitate omnes curas doloresque deponerem: nunc autem hoc tam gravi vulnere etiam illa, quae consanuisse videbantur, recrudescunt
Credo davvero una vergogna non sopportare il mio lutto nel modo che tu, così ricco di vera umanita, ritieni che invece vada sopportato. Ma talvolta il cuore mi si stringe e mi pare quasi di non resistere al dolore. Mancano a me quelle consolazioni a cui invece altri — che propongo a me stesso come esempi di dignit—colpiti da simile destino poterono fare ricorso. E infatti, sia Q. Fabio Massimo il Temporeggiatore, che perse un figlio di rango consolare, al culmine di una gloriosa carriera; sia L. Emilio Paolo il vincitore di Pidua, che nel giro di sette giorni ne perse due; sia il vostro avo Sulpicio Gallo, sia Marco Catone il Censore, a cui scomparve un figlio dalle virt eccelse e di grande rigore morale, vissero in tempi tali che la loro disgrazia pot trovare ideale compenso nella posizione onorevole che occupavano in seno allo stato. A me invece, privato di quelle distinzioni che tu stesso rievochi e che mi ero conquistato a prezzo di molto sudore, conforto unico ai mali restava quello che mi stato strappato. Non c'erano le relazioni con gli amici, non c'era l'impegno della vita politica a impedire che ripiombassi nei pensieri pi cupi; non c'era il gusto della mia attività professionale; la vista della sede del senato mi era intollerabile: ero convinto di aver perduto tutti i frutti del mio lavoro e dei miei successi. Ma quando riflettevo che dividevo la mia desolazione con te e con qualche altro quando cercavo di strapparmi alla mia apatia e mi costringevo a farmi una ragione di tutto ci, avevo dove rifugiarmi e dove trovare pace, avevo una persona che mi permetteva di deporre nella sua affettuosa conversazione tutte le mie tristezze e le mie malinconie. E ora, a causa di questa ferita cos crudele, anche le piaghe che parevano cicatrizzate riprendono a sanguinare