Ad Atene l'uguaglianza è condizione essenziale di libertà
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Dagli antichi a noi
Inizio : Ἀθηναιοι μεν νυν ηυξηντο. Δηλοι δε ου κατ εν μουνον αλλα πανταχη...
TRADUZIONE

Così andavano le cose ad Atene. I Tebani, più tardi, ansiosi di vendetta contro gli Ateniesi, inviarono dei delegati per consultare il dio. La Pizia escluse che potessero ottenere vendetta da soli e li esortò a riportare le sue parole là dove risuonano molte voci e a domandare aiuto a chi era loro più vicino. Al ritorno, gli inviati convocarono una assemblea e riferirono il responso. Una volta udito il rapporto e saputo dal discorso dei messi che dovevano rivolgersi a chi era loro più vicino, i Tebani dissero: "Ma intorno a noi non abitano i Tanagrei, i Coronei e i Tespiesi? Sono gente che da sempre combatte volentieri assieme a noi e ci aiuta a sostenere il peso delle guerre. Che bisogno c'è di ricorrere a loro? Guardiamo piuttosto se è proprio questo il significato dell'oracolo!". Mentre così riflettevano a un tratto uno ebbe un'idea e disse: "Io credo di capire quello che vuole dirci l'oracolo. Tebe ed Egina, a quanto si racconta, erano figlie di Asopo. Se sono sorelle, credo che il dio ci ordini di affiancarci nella vendetta gli Egineti". E poiché non sembrava manifestarsi opinione migliore di questa, subito inviarono ambasciatori agli Egineti, sollecitandoli in base all'oracolo, perché erano i più vicini, a venire in loro aiuto. Ed essi di fronte a tale invito risposero che avrebbero mandato in soccorso gli Eacidi.