TRADUZIONE dal libro Versioni di Greco per il trienniop. 279 n. 149
inizio: Ουτος δη ων ο Κανδαυλης ηρασθη της εωυτου γυναικος, ερασθεις δε ενομιζε οι ειναι γυναικα πολλον πασεων καλλιστην...
fine: ...Εγω δε πειθομαι εκεινην ειναι πασεων γυναικων καλλιστην, και σεο δεομαι μη δεεσθαι ανομων.
TRADUZIONE
Dunque questo Candaule era veramente innamorato di sua moglie e, innamorato com'era, pensava di avere per moglie di gran lunga la più bella di tutte. Dato che pensava queste cose, vi era infatti tra le guardie un certo Gige, figlio di Dascilo, (a lui) molto caro; Candaule gli confidava anche gli affari più importanti ed in particolare elogiava la bellezza della moglie. Passato non molto tempo, era infatti destino che capitasse una disgrazia a Candaule, diceva così a Gige: Gige penso che tu non mi creda quando ti parlo della bellezza di mia moglie, (infatti accade che gli uomini credono più agli occhi che alle orecchie), fa in modo di vederla nuda". Allora quello, gridando a gran voce (per lo sconcerto), disse: "Padrone, che discorso immorale fai spingendomi a vedere la mia padrona nuda? Quando una donna si spoglia, contemporaneamente perde anche il pudore. Io poi credo che essa sia la più bella di tutte le donne, e ti prego di non chiedermi cose immorali".