Καὶ τότε οἱ Ῥωμαῖοι πρέσβεις ἔπεμπον ἐς Καρχηδόνα ἑτέρους τε καὶ Κάτωνα. Οἱ δὲ τὴν χώραν περιεσκόπουν καὶ ἑώρων κατασκευὰς μεγάλας ἔχουσαν καὶ μᾶλλον πολύανδρον οὖσαν ἢ πρότερον. Ἐπανελθόντες' ἐς Ῥώμην, ἔφραζον οὐ ζήλου μᾶλλον ἢ φόβου γέμειν αὐτοῖς τὰ Καρχηδονίων πράγματα, πόλεως δυσμενοῦς τοσῆσδε καὶ γείτονος εὐχερῶς οὕτως αὐξανομένης. Καὶ ὁ Κάτων μάλιστα ἔλεγεν οὔ ποτε Ῥωμαίοις βέβαιον οὐδὲ τὴν ἐλευθερίαν ἔσεσθαι, ἔτι μενούσης τῆς Καρχηδόνος. Ὧν ἡ βουλὴ πυνθανομένη ἔκρινε πολεμεῖν.

E una volta i Romani mandarono ambasciatori a Cartagine e a Catone. Quelli esaminarono il territorio e vedendo come prima cosa sia i grandi preparativi che facevano, sia la grandissima popolazione. Essendo tornati a Roma, segnalarono non con molto ardore né paura che i preparativi dei Cartaginesi, gli avversari di quella città vicina così facilmente ingranditasi, non erano completi. E Catone molto ripeteva non una sola che per i Romani non ci sarebbe stata una stabile libertà, ancora esistendo Cartagine. Essendo raggiunta una decisione, valutò di combattere.
(By Geppetto)