Ο Δαφνι εστη εχων δερμα λασιον αιγος, πηραν νεορραφη κατα των ωμων, ταις χερσιν αμφοτερας τη μεν αρτιπαγεις τυρους...

Dafni restò fermo, avendo una pelle di capro folta di pelo, una bisaccia cucita da poco sulle spalle, in entrambi le mani in una formaggi freschi, nell'altra capretti ancora da latte. Apollo, se mai pascolava buoi essendo al servizio di Laomedonte, avrebbe avuto lo stesso aspetto di Dafni in quella occasione. Egli non disse nulla, ma, pieno di rossore si chinò giù, offrendo i doni; Lamone, dunque «Ecco, signore», disse, «è lui il guardiano di capre. Tu me ne hai affidate cinquanta da pascolare, e due caproni: ora, grazie a costui, sono diventate cento e i caproni dieci. Guarda come sono grasse e che bel pelo folto hanno e che corna perfettamente intatte. E le ha abituate anche alla musica: ora, appena sentono le note del flauto, obbediscono ad ogni cosa».