Orazio Coclite VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE Versione da Climax pg. 321 n. 328
Si dice che Orazio detto Coclite, combattendo contro dei nemici presso l'estremità del ponte sopra il Tevere che scorre presso la città, quando vide la moltitudine che portava aiuti ai nemici, temendo che loro con la forza si scagliassero verso la città, gridò, voltato verso quelli che stavano di spalle, di distruggere subito il ponte mentre indietreggiavano. Avendo quelli obbedito ai comand, i finché quelli tagliavano (il ponte) resistette ricevendo molte ferite e respinse l'assalto dei nemici, spaventati non tanto per la sua forza, quanto per la sua resistenza e la sua audacia. Una volta distrutto il ponte, i nemici furono fermati nell'assalto e Coclite gettatosi nel fiume completamente armato, abbandonò la sua vita come voleva, avendo dato peso molto di più alla salvezza della patria e alla gloria, che sarebbe venuta a lui dopo questi eventi, più che alla vita presente e a quella che gli restava
Versioni da altri libri:
Si dice che Orazio soprannominato Coclite, lottando contro due nemici di fronte all'estremità del ponte sul Tiberiade, che si trova davanti alla città, avesse visto accorrere un gran numero di uomini che portavano aiuto ai nemici, temendo che piombassero verso la città si dice che gridava voltandosi dietro di rompere il ponte velocemente dopo essersi ritirati. avendo ubbidito, mentre questi tagliavano, egli sopravvisse pure ricevendo un gran numero di ferite e bloccò l'assalto dai nemici; essendo stato tagliato il ponte, l'attacco fu impedito ai nemici, Coclite gettandosi verso il fiume con le armi di sua volontà.
VERSIONE DI UN ALTRO UTENTE
Si dice che Orazio soprannominato Coclite, mentre combatteva contro due nemici all'estremità opposta del ponte sul Tevere che si trova davanti alla città; quando vide venirgli incontro un gran numero di ausiliari dei suoi avversari, temendo che si aprissero la via per la città con la forza, gridò a chi stava dietro di lui di ritirarsi velocemente e di rompere il ponte. Avendo quelli obbedito ai comandi, finchè questi non ruppero, egli resisteva accusando una moltitudine di ferite e bloccava l'assalto dei nemici, i nemici furono impediti di attccare, Coclite gettandosi nel fiume con le armi scelse liberamente la morte, avendo tenuto in maggior conto la sicurezza della patria e la fama che gli sarebbe venuta dopo quest'azione che non la vita presente e quella che gli rimaneva
Versione da libro PAIDEIA
Si dice che Orazio detto Coclite, mentre combatteva contro due nemici sull'estremità opposta del fiume Tevere, che si trova davanti alla città, quando vide venirgli contro un gran numero di uomini in aiuto dei suoi avversari, temendo che facendo forza si aprissero la via verso la città, rivoltosi a quelli che stavano alle sue spalle, gridò loro di ritirarsi in fretta e di tagliare il ponte. Avendo quelli obbedito, egli resistette finchè i compagni non ebbero tagliato il ponte, ricevendo un gran numero di ferite, e sostenne l'urto dei nemici non tanto trattenuti dalla sua forza quanto sbalorditi dalla sua resistenza e dal suo coraggio; tagliato il ponte, ai nemici fu impedito l'attacco, mentre Coclite, gettandosi nel fiume con le armi, scelse deliberatamente la morte, avendo tenuto in maggior conto la sicurezza della patria e la gloria che gli sarebbe venuta dopo questa impresa, che non la vita presente e quella che gli restava.