Ο Λυσανδρος, αφικομενος εις Ροδον και ναυς εκειθεν λαβων, εις Κω και Μιλητον επλευσεν, εκειθεν δ' εις Εφεσον, και εμεινε ναυς εχων εβδομηκοντα... αλλα ποιειν παῥ α βασιλευς επεστειλεν. (da Senofonte)

Lisandro, giunto a Rodi e preso ivi le navi, salpò per Cos e Mileto, di lì per Efeso, e là rimase con settanta navi fino a quando Ciro giungeva a Sardi. Quando arrivò, andò da lui con gli ambasciatori di Sparta. Allora chiesero a Ciro stesso di essere più che disposto alla guerra. Ciro rispose che queste il padre aveva ordinato e che non ne conosceva altre, ma che avrebbe fatto tutto: di essere venuto con cinquecento talenti; se fossero questi venuti meno avrebbe distrutto il trono su cui sedeva, che era d'oro e d'argento. Essi lodarono queste parole e lo invitarono ad assegnare al marinaio una dracma Attica, spiegando che, se la paga fosse stato quello, i marinai degli Ateniesi avrebbero abbandonato le navi, e avrebbe speso meno danari. Egli disse che parlavano bene, che non era possibile a lui fare altre cose riguardo quelle cose che il re aveva ordinato.