Licentia - sic fabella docet - non est semper grata. Olim in villae fenestra merula laeta canebat in cavea. Luscinia bestiolam audit, villae appropinquat et merulam captivam videt. Tum attonita propter magnam merulae laetitiam dicit: «Misella, cur tam laeta es? In parva cavea acerbam vitam degis, neque in silvis libera volitas». Merula lusciniae sic respondet: «Amica mea, non miseram, sed placidam et securam vitam dego: cotidie enim escas et aquam limpidam magna cum abundantia domina mea ministrat. In silvis non volito, sed nec aquilarum minas nec ferarum insidias nec agricolarum sagittas timeo. Tu, contra, libera es sed interdum escam non habes et quondam eris fortasse aquilae ungularum praeda».
La libertà – così insegna la storiella – non sempre è ben accetta. Una volta un merlo cantava allegro in una gabbia sulla finestra di una villa. Un usignolo ascolta la piccola bestiola, si avvicina alla villa e vede il merlo prigioniero. Allora, meravigliato per la grande allegria del merlo, dice: "Poverino, perché sei così allegro? Trascorri una vita così tanto dura in una piccola gabbia e non voli libero nelle foreste". Il merlo risponde così all'usignolo: "Amica mia, non trascorro una vita triste, ma calma e sicura: infatti ogni giorno la mia padrona mi fornisce cibo e acqua limpida con grande abbondanza. Non svolazzo nei boschi, ma non temo né le minacce delle aquile né le imboscate delle bestie selvatiche né le frecce dei contadini. Al contrario, tu sei libera ma talvolta non hai cibo e un giorno o l'altro può darsi che sarai preda degli artigli dell'aquila".